Scusate, ma la mia filosofia è differente...
OGGI ho già abbastanza problemi da affrontare, da potermi permettere di ignorare quelli che mi si porranno tra almeno vent'anni (i vent'anni sono riferiti a me: per voi si tratta di ancora più tempo, credo...)
Anche perchè, provate un po' a guardare alla storia dell'INPS degli ultimi 30 anni: qualcosa è rimasto forse uguale? Esiste un mago Otelma che, trent'anni fa, sarebbe stato capace di predire quale sarebbe stata la miglior politica previdenziale per una certa persona? No, non esiste. La legislazione è cambiata in corsa mille e mille volte, e quindi fare previsioni e progetti trent'anni fa non avrebbe avuto senso... e non ne ha oggi, perchè SICURAMENTE tra 20 o 30 anni le norme saranno differenti rispetto ad oggi.
Per coem la vedo io (che sono particolarmente pessimista): tra 30 anni l'INPS (se esisterà ancora...) non garantirà più pensioni ragguagliate ai contributi effettivamente versati, ma verserà una sorta di "minima" a tutti quanti si troveranno in determinate condizioni... ovvero, fino ad oggi era uno strumento che, in qualche misura, doveva garantire al lavoratore il mantenimento circa dello stesso stile di vita e la sopravvivenza di tutti, tra trent'anni si limiterà a garantire la sopravvivenza di tutti (falcidiando comunque chi sarà sopra una certa soglia di reddito...)
Quindi, non mi faccio illusioni: a parte qualche elemosina per malattia ed assegni familiari, io personalmente dall'INPS non vedrò mai un centesimo, ed i miei "contributi" attuali li vedo come elargizioni alle sempre capienti casse dello stato.
Accettarlo senza farsi il sangue amaro è uno dei segreti della felicità...