@micky said:
sarebbe ora che Google si decida a togliere peso all'anchor test... come predico da anni. Tutte ste sofisticazioni per poi non tenere conto che il 90% dei link spontanei hanno come anchor "clicca qui" "vai su questa pagina" "questo sito presenta" o altre. Che poi la keyword ci sia o meno è frutto di casualità, viene molto meno naturale nella maggior parte dei casi metterla. Un peso equivalente estrapolato dal title di pagina e dalla semantica del paragrafo dove è inserito il link potrebbe aiutare
Condivido il punto di vista di Micky. Google dovrebbe finalmente indovinare il valore dei link dal contesto dove il link viene messo, e non, così come adesso, principalmente dal suo testo (anchor text). A livello tecnico è chiaro che il link spontaneo non contiene quasi mai il testo giusto, il suo valore si può indovinare solamente dall'analisi semantica del contesto dove viene inserito.
Per quanto riguarda invece link a pagamento, come hanno detto perfettamente bocas e dechigno, i link a pagamento possono evolvere. La logica di Google è chiara: più difficile sarà far salire un sito commerciale nei risultati, più pubblicità Adwords riusciremo a vendere. Dietro questo Google promuove una campagna di ?evangelizzazione? degli utenti, dicendo che il contenuto non-commerciale è proprio quello che vuole vedere l'utente nei risultati naturali (che non è vero, ognuno, ogni tanto, vuole proprio trovare l'albergo o comprare una fotocamera ed ha tutto il diritto di trovarlo al più presto, anzi che leggere un post di wikipedia). Quindi per motivi puramente commerciali Google tenta di creare una strada sempre più dura per i siti puramente commerciali (sito aziendale, landing page di prodotto) che riescono a salire quasi solamente grazie alle partnership oppure grazie a intelligenti programmi d'affiliazione (ancora, chissà se in futuro anche quelli non verranno considerati ?a pagamento?).
Nel ragionamento di Google c'è però un problema. Il problema sta nel fatto che il marketing e l?conomia si sono evoluti in modo tale che la distinzione tra ?commerciale? e ?gratuito? è spesso impossibile da notare (ormai il valore è tutto: non solo soldi e clienti, ma sopratutto visitatori, utenti registrati nel forum/newsletter, lettori degli articolo, esperienza nel settore, know-how. Quindi le aziende tendono a produrre contenuti non-commerciali per raccogliere tale valore etc. etc.). Per questo la definizione di link a pagamento rimane molto vaga. Se parliamo di un link completamente scontestualizzato, è creato apposta per salire nei risultati, giusto che non sia preso in considerazione. Se invece è frutto di una vera partnership inserita nel contesto giusto e utile, diventa utile per la gente, boh: chi l'ha detto che l?utente di internet ha bisogno solamente di roba non-commerciale?
Va bene, basta con filosofia, per adesso Google ha tolto un sito che vendeva direttamente i link apposta per salire sul motore di ricerca (la possibilità di vendere i link ha fatto rimanere, sotto la condizione di inserire il tag nofollow). Fino ad ora quindi direi che possiamo stare tranquilli, avendo fiducia che Google, avendo un monopolio sulla ricerca mondiale, sarà sempre capace a gestire abilmente il suo potere.