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    Gli Uffizi fanno +27% dopo il Caso Ferragni: ma perché parlate di Social?

    Vorrei aprire questa conversazione facendo notare che non è nella categoria Social Media Marketing, ma in Internet News.

    La notizia è arrivata: c'è un +27% agli Uffizi. Biglietti (sui giovani) e +24 in totale.

    Edit: non fatevi intrappolare dal risultato, non è importante, fa parte della storia che si racconta come sarà chiaro alla fine di queste considerazioni.

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    Avrei voluto fare un approfondimento sul tono dei commenti sulle foto di Instagram (sia degli Uffizi che della Ferragni) perché sarebbe uscito secondo me qualcosa di interessante. Non ho avuto tempo.

    Ora. È ovvio che il numero di biglietti è l'ultima metrica da guardare perché è una metrica di breve periodo, mentre la comunicazione si costruisce nel tempo.

    Ed è ovvio che gli Uffizi hanno semplicemente colto un'opportunità senza ragionarci da un punto di vista strategico.

    Come avrebbero fatto in tanti. Perché di sicuro fare determinate cose con strategia non fa parte della cultura che va per la maggiore oggi. È un processo e noi siamo molte volte il ritardo.

    E ok, non era lì per fare quello. Ma non c'entra nel racconto, rimane ininfluente.

    Mi limito semplicemente ad osservare le cose e cercare di riportarle, per quanto sia difficile.

    Vorrei però far notare una cosa.

    Quando accade un fatto, all'interno di un ambiente sociale, tendiamo immediatamente ad analizzare le cose dal punto di vista di quell'ambiente sociale.

    Così ho letto, perché il mio feed è così, molti post dedicati al Social Media Marketing.

    Cioè l'analisi di quello che è successo da un punto di vista del Social Media Marketing. Come se fosse questo il punto cruciale del fatto.

    Invito a fare un esercizio allargando l'orizzonte non considerando il Social Media Marketing come il centro del mondo.

    Questo per un motivo semplice: è riduttivo.

    Gli studiosi di questi fenomeni dovrebbero iniziare a prendere in considerazione cosa accade dopo, altrimenti rimane tutto molto piccolo e dal mio punto di vista poco utile.

    Ci sono alcune cose che metto qui, che voglio condividere con voi.

    1. Chiara Ferragni non è un influencer. Lo è nella stessa misura in cui Cristiano Ronaldo è un attaccante.

    Le teorie su brand, posizionamento, strategia e roba varia sono FONDAMENTALI, ma quando sono coinvolte determinate REALTÀ queste rappresentano un'eccezione che non è possibile ridurre e incasellarla nell'ordinario. Perché appunto vanno fuori dall'ordinario.

    Eh no, non voglio dire che Cristiano Ronaldo sia un Brand, lo è, certo, ma da appasionato di marketing queste persone vanno oltre le nostre riduzioni.

    1. Instagram non è il luogo del delitto. Lo è nella stessa misura in cui lo Tsunami del 2004 è partito da Sumatra.

    Social, social, social. In realtà il fatto è avvenuto nel mondo. Non sui social. Non su Instagram. Analizzare quello che è accaduto significa analizzare migliaia di articoli sui giornali, migliaia di interazioni tra persone, decine di trasmissioni radio, telegiornali televisivi. Potrei continuare.

    Sì, è finita anche in TV.

    E vi assicuro che niente di tutto questo ha riguardato tutti i bei discorsi, giusti teoricamente, sulle strategie social.

    1. La storia non è quella che state vedendo. Lo è nella stessa misura in cui usiamo il binocolo per osservare la Luna.

    Certo, sì, vediamo qualcosa. C'è una percentuale di persone che si è soffermata su Ferragni-Uffizi, ma il racconto, la storia e le percezioni sono state sugli insulti.

    Ad un certo livello non c'è stato il pensiero "è testimonial" o "non lo è". Ma è di una ragazza che si fa una foto in un museo e il popolo dei Social la insulta.

    "Ragazza bella e famosa. Foto in un luogo di cultura. Insulti d'invidia." I concetti chiave passati.

    E mentre noi ce la raccontiamo sulle cose fantasmagoriche del web, c'è una stragrande maggioranza di persone che pensa che Internet sia un posto pieno di frustrati che insultano gli altri.

    E siccome il racconto è stato un altro, bisognerebbe almeno analizzare tutto sto casino per poi riuscire a parlare di strategia e di comunicazione.

    Perché chi lo dice che, alla fine, non abbia spostato in positivo tutte quelle cose di cui parliamo spesso?

    Chi lo dice che la TV non sia stata più efficace nell'imporre la sua visione delle storia a milioni di persone rispetto ai social che attirano solo squadre di tifosi con tante visioni diverse?

    Quali storie sono state raccontate?

    A chi sono state raccontate queste storie?

    A cosa hanno associato gli Uffizi? E come?

    Sono state raccontate talmente tante storie che nessuno può trarre conclusioni definitive su come è andata, anche perché il racconto non è finito. Ci stanno facendo una storia infinita con tanti personaggi famosi che hanno espresso solidarietà. SOLIDARIETÀ.

    E che ora hanno un +27%. La storia la raccontano i vincitori, specialmente su Internet dove ci sono i tifosi.

    E poi ci sono tante storie. La storia del "in un momento del genere per i musei qualunque critica è da stupidi" o la "cultura è maschilista" o "non si può essere belli" o "ti perdonano tutto ma non il successo" o tante altre.

    Ripeto. Quali storie? A chi?

    Attenzione che Internet viene raccontata in modo diverso, oramai le persone quando accadono determinate cose associano queste cose a quello che hanno già in mente. L'odio in rete. Lo schifo in rete.

    In sostanza, parlare del Caso Ferragni analizzandolo sui Social è inutile, fuorviante e troppo ghiotto per confermare le nostre idee che ci raccontiamo da anni. E che in questo caso, valgono poco.

    :ciauz:


    N kal V 3 Risposte
  • User Newbie

    @giorgiotave ogni singolo accadimento che nasce sui social ci fa ( e mi ci metto dentro) pensare ai Social, al web, alla strategia di marketing anche quando di strategia non c'è nulla. La punta dell'iceberg é che la notizia ripresa dai new e vecchi media ha attirato l'attenzione di tutti, come era normale che fosse! Oggi gli Uffizi registrano questo incremento in una situazione italiana drammatica data dall'emergenza covid. Io ero certa che ci sarebbe stato questo incremento e ne sono ben felice, con la consapevolezza che c'è sempre un pre che non conosco e un post che non sappiamo. Sicuramente il trend non è destinato a durare o forse farà da apripista ad altre strutture in difficoltà. Io mi rendo conto di avere un'ottica ristretta e molto legata a economia e marketing. Sono molto curiosa di conoscere il tuo punto di vista e quello degli altri proprio per avere una visione più completa


  • User

    è un discorso molto interessante, e sono d'accordo su tutta la linea che relegare la cosa "ai social" sia assolutamente riduttivo.

    Mi è piaciuto anche il discorso sulla mancanza di un ragionamento da un punto di vista strategico, come puro esercizio stilistico ormai mi chiedo: quale sarebbe stato un ragionamento strategico corretto?


  • User Newbie

    Il ricorso al testimonial è una delle pratiche più antiche della storia. E sì, funziona ancora perché esisteranno sempre segmenti di popolazione che tendono spontaneamente all'emulazione. Tra queste le ragazzine adolescenti di oggi, che seguono i passi della Ferragni come un guru.
    Qualche settimana fa mi sono fermato a chiacchierare con la mia vicina di casa, la quale è munita di figlia (pre)adolescente. E mi ha sorpreso la sua confessione sul fatto che molte scelte della sua bambina sono guidate da quello che fa, afferma o promuove Chiara Ferragni. Mi ha sorpreso perché la giovane non ha l'aspetto di una che segue le mode: è sobria, dimessa, pacata. Eppure, insieme alle sue amichette, ha eletto la Ferragni come guida nelle scelte da compiere per attraversare l'"età difficile".
    Di fronte a questa considerazione, personalmente, ritengo che se la Ferragni va agli Uffizi e lo fa sapere a tutto il mondo, vivaddio.
    Le ragazzine daranno almeno una chance agli Uffizi.
    Attenzione: non è che ci andranno, agli Uffizi, non è una questione quantitativa di biglietti staccati. È un fatto qualitativo: se ci va la Ferragni e ci va privatamente per visitarli (la bionda appare in qualche foto col cellulare, non uno shooting o un clip come Mahmood all'Egizio), forse qualcosa di interessante c'è davvero.


  • User Attivo

    @giorgiotave ha detto in Gli Uffizi fanno +27% dopo il Caso Ferragni: ma perché parlate di Social?:

    Chiara Ferragni non è un influencer.

    Quando dico sta cosa mi guardano spessissimo con gli occhi da triglia.

    E a quel punto aggiungo: lo sapete che "Chiara Ferragni" sono in realtà almeno 10-15 persone?

    Sguardo da triglia si intensifica.

    E a margine: lo sapete che Aranzulla non è davvero Aranzulla, ma sono in 4 ?

    E ci scommetto che anche @giorgiotave non è solo @giorgiotave 😉

    Ragazzi, io ve lo dico: le persone che fanno altro nella vita ste cose potrebbero anche non capirle.

    Ma per noi che siamo e ci dichiariamo professionisti del web, dovrebbe essere conoscenza comune. Dovremmo essere in grado di leggere quello che ci sta dietro la costruzione di un personaggio e capire che il web è solo un canale di comunicazione.

    Mi arrabbio sempre quando sento dire "i social sono un luogo" (900K RISULTATI!! Con le virgolette.)... NON SONO UN "LUOGO". Sono delle bacheche di messaggi.

    Ci sono codici di comunicazione, consuetudini, gergo, quello che vi pare... ma restano UN mezzo di comunicazione. Potente ed efficace, ma non è l'unico, non è necessariamente il più potente e spesso non è neanche così efficace.


  • User Newbie

    @giorgiotave

    Troppo riduttivo il tuo discorso questa volta Giorgio.
    Personalmente non mi piace il mondo di Instagram o Tik Tok proprio come te ma non ne faccio una crociata come fai tu.
    Usano delle logiche di immediatezza che sono Contro il tuo credo ma che ora dovrai utilizzare sempre di più, vedi stories Google sui risultati di ricerca.. Come giustamente ne parli sul podcast.

    Dicevo, molto riduttivo il tuo discorso.
    Chiara Ferragni é un'influencer come Ronaldo é un calciatore. Poi sono molto di più.

    Il messaggio degli uffizi é partito da Instagram, perché voleva attirare un certo pubblico.

    Gli Uffizi hanno vinto e, Chiara Ferragni, volente o nolente, vince sempre pure quando perde.