@Giorgiotave said:
Io sostenevo che per fare questo ci vuole un movimento culturale, Enrico un "movimento imprenditoriale".
Mi scuso in anticipo se il mio commento potrà risultare eccessivamente duro, ma scrivo ignorando il filo logico di Enrico Altavilla quindi il mio è solo uno scambio di vedute in generale e non un attacco diretto che non avrei motivo di fare.
Penso che ci voglia un movimento culturale e non imprenditoriale per far evolvere non solo il SEM in Italia ma proprio tutta la cultura di Marketing e Manageriale che c'è in quella "M" e che in molte delle piccole e medie imprese nostrane manca oppure è distorta da abitudini e convinzione errate e che purtroppo viene trasmessa di padre in figlio senza che questi ultimi interrompano il ciclo del malus gestio.
Un movimento imprenditoriale può muoversi in due direzioni, o come proposta commerciale ed è quello che più o meno ognuno di noi fa, oppure come movimento di informazione di categoria come ad esempio gli incontri per sviluppare determinate tematiche organizzate dall'Unione Industriale, Confcommercio o altre associazioni di categoria.
Nel primo caso, ovvero come proposta commerciale, il cambiamento avviene quando la conoscenza di un brand esce dalla cerchia di persone interessate che costituiscono la sua nicchia e diventa popolare nell'"Oceano Blu".
Esempio Intel: oggi un imprenditore senza particolari conoscenze tecniche può andare a comprare o richiedere un'offerta chiedendo voglio un computer con processore Intel perché il nome del brand ha un significato anche al di fuori degli addetti al settore.
Seo e Sem non godono, ancora, di questa immagine tra il grande pubblico degli imprenditori quindi oggi non possiamo contare su questo fattore.
Poi abbiamo le iniziative organizzate dalle associazioni di categoria, ovvero il secondo caso; queste purtroppo producono un basso impatto reale nella cultura aziendale, ad esempio tutti gli sforzi promossi per l'adozione di una gestione aziendale per processi non hanno sortito affatto il cambio culturale di cui tutte le aziende avrebbero bisogno. Anche la Marcegaglia ha parlato in pubblico e ha scritto introduzioni a testi e manuali ma senza riuscire a scalfire la corazza degli imprenditori italiani.
Ad esempio tu gli dici che marketing significa pensare alle esigenze del cliente e invece loro te lo scrivono solo sulla "brosciur" e non cambiano niente, oppure le famose cartoline per i feedback le fanno perché è un obbligo della ISO! e non per sapere come la pensano il loro clienti e migliorare i prodotti. Poi queste distorsioni comunicative e produttive te le fanno anche mettere sul sito web amplificando il tutto.
Un movimento culturale invece ha la possibilità di formare dal basso, non è percepito nè come un'attività di vendita da parte di un'azienda, nè come come una lezione dall'alto su come condurre la propria azienda. Ha quindi la strada aperta per poter entrare sia nelle teste degli imprenditori sia delle future classi dirigenziali.
Soddisfa le esigenze di imparare cose nuove, di fare da sè, di risparmiare, e permette di capire l'impegno e il valore dietro ai progetti SEM.
Sicuramente è una strada più lunga, ma le altre iniziative fino ad adesso non hanno dato i frutti che tutti auspicavano ecco perché penso che solo un movimento culturale possa far evolvere il SEM e una vera cultura di marketing in Italia, con e senza web davanti.
Valerio Notarfrancesco