• Super User

    Gli influencer creano un’associazione di categoria che dia loro legittimità

    L’American Influencer Council (AIC) è stato lanciato dai nomi più influenti del settore, come Brittany Xavier, Serena Goh, Chrissy Rutherford, Patrick Janelle, Danielle Bernstein, Aliza Licht, e Chriselle Lim e il battesimo è avvenuto in occasione dei dieci anni del Social Media Day. Come si legge in un comunicato dell’AIC, quella degli influencer è a tutti gli effetti una carriera e possono essere considerati proprietari di piccole aziende o media innovator.
    https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/people/2020/07/01/influencer-americani-si-associano-in-categoria-nasce-laic_41c30745-f962-4e8c-a62d-d966e9b10992.html


  • Consiglio Direttivo

    Interessante. Leggo però nel loro comunicato stampa di lancio — qui, fondo pagina, al momento nel penultimo post — che (enfasi in grassetto/corsivo mia):

    The American Influencer Council – AIC is an invite-only, not-for-profit membership trade association that consists of the most prominent U.S.-based social media influencers and digital content creators. The AIC drives influencer marketing excellence through advocacy, standardization, digital economic growth, education and goodwill trade events. The trade association is devoted to improving business dynamics within the influencer marketing industry.

    Quindi è sostanzialmente un club privato, a cui si accede se ci si conforma a standard e criteri decisi dal board. Scelta liberissima, ovviamente.

    In un mondo competitivo e molto dinamico come quello degli influencer, sarei curioso di capire se questo modello di cooperazione, sviluppo e associazione sia efficace e sufficientemente adattativo.

    Secondo voi può funzionare?


    giorgiotave fabioantichi 2 Risposte
  • Community Manager

    @leonov ha detto in Gli influencer creano un’associazione di categoria che dia loro legittimità:

    In un mondo competitivo e molto dinamico come quello degli influencer, sarei curioso di capire se questo modello di cooperazione, sviluppo e associazione sia efficace e sufficientemente adattativo.

    Secondo voi può funzionare?

    Secondo me hai toccato un punto importante. Non esiste un'associazione fatta di tanti "attori principali".

    Secondo me stanno cercando di aggregarli, "sfruttarli", per poi arrivare ad altro.

    Se la raccontano bene secondo me possono aggregarsi, non tanti ovviamente, ma possono farlo.

    È un equilibrio sottile..


  • Super User

    @leonov mi incuriosisce molto, sinceramente non so, mi sembra interessante però che abbiano sentito l'esigenza di costituirsi come categoria, in mondo in cui invece sempre piu spesso ognuno va per i cavoli suoi. Noi seo e adv dovremmo fare altrettanto? 😛


  • Consiglio Direttivo

    Alcune noterelle veloci sul tema:

    --- Da un'esplorazione molto "a volo d'uccello" dell'iniziativa, dai nomi e dall'assetto dell'associazione mi sembra di capire che esistono sostanzialmente un "ramo Instagram" e un "ramo LinkedIn", quindi una settorializzazione abbastanza spinta verso alcune piattaforme. Niente YouTube o Twitch, o TikTok, per dire. È perché non hanno ancora trovato interlocutori su altre piattaforme, o è una scelta deliberata da parte del gruppo dei fondatori?

    --- Quando penso alle categorie, per lo più in senso sociale e a livello globale, solitamente ho in testa numeri più grandi. I braccianti agricoli sono una categoria, come i metalmeccanici, o perfino gli attori. Gli influencer quanti sono? Chi li conta? Con quali criteri? Magari sono molti di più dei piloti di aereo o dei notai, per dire, ma come estrapoliamo dei dati numerici attendibili?

    --- L'atto costitutivo dell'iniziativa potrebbe essere in effetti qualcosa in più che il tentativo di costituire un club per stabilire chi è dentro e chi è fuori; al di là di chi e come ha fatto partire il movimento, potrebbe essere un passo verso una "coscienza di categoria" (non di classe) più profonda e sistematica. Qualcosa di nuovo nel corpo sociale contemporaneo, che riconosca un avvenuto cambiamento di paradigma nel modo di stare al mondo. Chissà, magari è davvero qualcosa di grosso...

    --- Allo stesso tempo, probabilmente per inadeguatezza dei miei modelli mentali, faccio fatica a riconoscere forme di tensione collettiva nel mondo iper-competitivo e sovra-personalizzato della Rete: ho troppi esempi di gente che va per conto suo, anche a buon diritto, e non solo in ambito virtuale. Magari l'iniziativa è, all'opposto, il segno di una nuova atomizzazione.

    Varrà la pena seguire gli sviluppi e capire come il progetto andrà avanti, con quali obiettivi e azioni concrete. 🙂