• Community Manager

    Ciao Marina e benvenuta sul forum gt 🙂

    Grazie per questo commento e per i suoi approfondimenti.

    @marinap said:

    Non posso credere che gli algoritmi di Google siano nati senza nessuna riflessione, anzi proprio studio, sulle dinamiche dell'ipertesto individuate da Landow o sui 7 principi di Mayer, per non parlare dei 3 stati della mimesis di Ricoeur.

    I ragazzi di Mountain view necessariamente devono aver studiato sia per formazione sia per necessità quel poco che era (e lo è ancora) disponibile dal punto di vista teorico (internet di fatto nasce intorno al 1993-95) per tirare fuori una serie di processi da mettere in atto per il loro motore. Che nel tempo si è enormemente evoluto per approdare ai primi esperimenti di Intelligenza artificiale.

    L'altra volta stavo leggendo Come fare cose con le parole di J.L. Austin e pensavo che basterebbe questa lettura per comprendere che oggi, tutti i problemi che i SEO si stanno ponendo con i testi, sono fuori portata. La comprensione del testo è ancora molto indietro rispetto a quello che crediamo.

    Per questo ritengo che partire da Landow sia, anche oggi, giusto. Che poi giusto è la parola sbagliata. È necessario partire da Landow.

    Gli altri due non li conosco e andrò ad approfondire, grazie.

    Sarebbe bello ospitare in questo forum delle discussioni su quelle tematiche, dovessi avere tempo saresti la benvenuta.

    @marinap said:

    La comunicazione è una scienza recente, anzi recentissima e noi tutti stiamo crescendo con lei. Questo significa, che se da un lato siamo pionieri, dall'altro siamo facili al fallimento non avendo messo a punto una strategia ben precisa, poiché la stiamo ancora imparando.

    Infatti l'altra volta affermavo che sicuramente siamo stati superficiali e presuntuosi su questo aspetto. Pensiamo di essere pionieri, lo siamo da un lato come dici tu, ma ci siamo arrogati il diritto di essere quelli che si inventano le cose. Ma nessuno si inventa niente a questo mondo e forse anche negli altri.

    @marinap said:

    Ecco, se solo iniziassimo a studiare seriamente l'ipertesto, la SEO sarebbe trattata con rispetto

    La apriamo una discussione sulle dinamiche dell'ipertesto individuate da Landow?


  • Community Manager

    @Roberto Varriale said:

    Condivido appieno e vorrei aggiungere una cosa se me lo consenti.

    Ci mancherebbe, io non devo consentire niente a nessuno, siamo tutti i benvenuti a discutere e aggiungere punti di vista 🙂

    @Roberto Varriale said:

    Ho notato tra le tante cose, anche che osservando di ogni singolo utente i movimenti che compie all'interno della stessa sessione di ricerca mentre naviga diverse risorse e ridigita query diverse, che spesso anche difronte ad un ottimo posizionamento si perdono leads, vendite, contatti in modo molto costante.

    Ciò avviene perchè la seo non è pensata integrata in una strategia completa mirata ad aumentare la sicurezza percepita nella mente dell'utente.

    Al Web Marketing Festival ho fatto un intervento proprio sulla Comunicazione e la SEO parlando della coerenza che manca nella sessione di ricerca di un utente, quando cerca una chiave, trova il sito, atterra sulla pagina e cerca quello che stava ipotizzando.

    Anche i siti fatti bene peccano in questa cosa banale e semplice. E quando la spiego lo so che tanti dicono di farla, poi guardo i siti e no, non lo fa praticamente nessuno. Appunto perché è talmente semplice che viene sottovalutata.

    @Roberto Varriale said:

    In pratica spesso si pensa a correggere il carrello, il percorso d'acquisto, l'internal linking, i testi, la struttura, MA non si punta a farsi una domanda semplice... il mio prodotto viene percepito in modo PIU' O MENO SICURO di quello dei competitors?

    Spesso gli utenti hanno prima di fare la ricerca, un piano B in mente, ho condiviso un po di testo su instagram qui instagram.com/p/Bk124K_FXuY/?taken-by=robertovar9 dove cerco di spiegare che cosa intendo per SICUREZZA.

    Spesso l'utente ha in mente il piano B è bellissima. Perché non apri una discussione su questo?


  • User

    Ciao Giorgio,
    accetto con piacere l'invito.

    E partirei proprio con una riflessione sulle lessìe ovvero le unità principali dall'ipertesto.

    Se in passato con libri e giornali eravamo abituati a una lettura lineare del testo con l'ipertesto approcciamo a una lettura a rete formata dai nodi o lessìe.

    L'ipertesto, per come il termine verrà usato nelle pagine che seguono, è un testo composto da blocchi di testo - che Barthes chiama lessìe - e da collegamenti elettronici fra questi blocchi.
    (Landow 1992, pag. 6)

    Il termine affonda le sue radici nella teoria della lettura di Roland Barthes per cui abbiamo di fronte blocchi costitutivi dell'ipertesto indipendenti e autonomi ma legati, appunto, in rete gli uni agli altri. Il che ci porta a comprendere che non vi sia più una unità testuale.

    Cosa comporta ciò? che autore e lettore non sono più così nettamente distinti in quanto il lettore costruisce e decostruisce il testo sulla base delle sue stesse ricerche divenendo così l'autore di nuovo testo che ha personalizzato attraverso ricerca e navigazione.

    Un sistema ipertestuale completo, al contrario di un libro e al contrario delle prime approssimazioni all'ipertesto disponibili attualmente sul mercato (HyperCard, Guide), offre lo stesso ambiente al lettore e all'autore. Quindi, aprendo il programma per l'elaborazione di testi, o editor, come lo si chiama, potete prendere appunti, o potete scrivere contro le mie interpretazioni, contro il mio testo. Anche se non potete cambiare il mio testo, potete scrivere una risposta e collegarla al mio documento.
    (Landow 1992, pag. 9)

    Quindi è nel collegamento, ossia nel link, la potenza di aggregazione delle lessìe e la conseguente libertà di fruizione del testo secondo le proprie personali intuizioni, conoscenze e ricerche del lettore-autore che condivide con altri lettori-autori.

    Tutto sto pippone per dire che: un testo digitale che non sia strutturato a rete e che non contenga link non è un testo che può elevare il lettore a rango di autore e stimolarlo nelle ricerche e nella condivisione delle sue ricerche.

    Domanda: il search intent tanto caro a Google, lo posizioniamo nella strutturazione o destrutturazione delle lessìe?

    O ancora, è proprio una domanda errata?

    E ancora: qual è la strategia migliore per intercettare le domande del lettore-autore e aiutarlo a costruirsi il suo personale ipertesto?

    Scusate, ma se non è SEO questa...


  • User

    D.* Ma con tutte queste informazioni i link servono ancora?
    R. Sì, servono eccome. Le azioni degli utenti danno un feedback che agisce a posteriori, ovvero DOPO che l'url si è posizionato*

    Non sono del tutto d'accordo con questa conclusione, anzi credo che i link siano da considerarsi ormai l'anello debole dell'intera filosofia SEO, soprattutto se consideriamo l'ottimizzazione come un'attività per favorire il posizionamento delle risorse più congrue a soddisfare il bisogno di un utente, e non semplicemente come il posizionamento della risorsa più popolare (non sempre tale per meriti effettivi).

    Non viviamo più nel web 1.0 in cui il link era davvero la meno peggiore (e forse l'unica) delle discriminanti per decidere cosa fosse meritevole di scalare le SERP; oggi il feedback di un utente che agisce a posteriori è per lo più diverso da un link (una condivisione su un social network, ad esempio, è uno dei tanti).

    Se poi consideriamo che la produzione dei link è oggigiorno il segnale più facilmente simulabile (e quindi probabilmente nel complesso anche il meno autentico) fra tutti quelli presi in considerazione da Google e che queste simulazioni sono anche difficili da individuare (se ben fatte), emerge allora secondo me la necessità di affrancarsi dal link in quanto vettore di valore, limitandosi a vederlo come una semplice espressione di struttura.

    Personalmente sono convinto (e auspico) che Google stessa stia lavorando per rendere il link sempre meno importante nell'ottica del ranking, sfruttandolo come puro strumento utile alla scoperta e all'indicizzazione delle risorse.


  • User

    @Pelpa said:

    ...credo che i link siano da considerarsi ormai l'anello debole dell'intera filosofia SEO, soprattutto se consideriamo l'ottimizzazione come un'attività per favorire il posizionamento delle risorse più congrue a soddisfare il bisogno di un utente, e non semplicemente come il posizionamento della risorsa più popolare (non sempre tale per meriti effettivi)...

    ... Personalmente sono convinto (e auspico) che Google stessa stia lavorando per rendere il link sempre meno importante nell'ottica del ranking, sfruttandolo come puro strumento utile alla scoperta e all'indicizzazione delle risorse.

    Sono abbastanza d'accordo che i link siano l'anello debole e che Google li reputi meno importanti rispetto a qualche anno fa, ma non in quanto tali, ma in quanto VERAMENTE relazionati con la pagina linkata e, soprattutto, UTILI non solo per il posizionamento ma anche per gli utenti che possono contare non più su di una pagina ma su una rete di risorse che possono soddisfare pienamente la query di ricerca.

    Insomma, andiamo sempre di più verso un web relazionale VERO e non costruito ad hoc solo per avere maggior trust.
    Almeno, così spero.


  • Community Manager

    @marinap said:

    Domanda: il search intent tanto caro a Google, lo posizioniamo nella strutturazione o destrutturazione delle lessìe?

    E un ulteriore domanda: la strutturazione della lessìe quanto e come incide nella futura strutturazione da parte del lettore-autore? Come è possibile strutturare il tutto per essere meglio destrutturato e poi strutturato a sua volta dagli altri?

    Vediamo in Wikipedia un piccolo segnale dell'essenza di tutto questo? 🙂


  • Community Manager

    @Pelpa said:

    Non sono del tutto d'accordo con questa conclusione, anzi credo che i link siano da considerarsi ormai l'anello debole dell'intera filosofia SEO,

    Secondo me no. Mi spiego, citando:

    @matteodv74 said:

    Insomma, andiamo sempre di più verso un web relazionale VERO e non costruito ad hoc solo per avere maggior trust.

    Io condivido più questa visione di Matteo.

    Perché questo? Perché sebbene quello che dice Pelpa contiene delle verità, c'è un'altra storia che non dobbiamo lasciarci sfuggire: tutti i link che non sono manipolati. E che sono un grande indicatore, specialmente quando entriamo nel web relazionale VERO.

    Google è in grado, da sempre, di eliminare dal set di dati da analizzare, quelli strani. È come se invece che fare la media su tutto, prende quel tutto, elimina lo "schifo", e poi fa la media. Mi ricordo di una dichiarazione di una giovane Marissa Mayer su questo. Per questo sono arrivato 3 anni fa alla conclusione che Google inizierà ad ignorare i link, senza dirlo.

    Ci sono dei link validi. Sono tanti. E dicono molto.

    IMHO


  • User

    @Giorgiotave said:

    ....Ci sono dei link validi. Sono tanti. E dicono molto.

    IMHO

    Esattamente, sono convinto che oggi la link building classica stia per finire, e lo spero veramente.

    Sono stanco di vedere "offerte guest post" a 30 ?.
    Sono stanco di vedere "offro 1+1" a 10 ?.
    Sono stanco di vedere "vendo a 150 ? link su sito verticale con...."

    Insomma, questi link anche se costano poco, sono solo spazzatura. Ammetto di averne fatto uso anche io (sembro un drogato... :fumato:) ma mi sono convinto che non servono a nulla.

    Solo una rete relazionale vera, come nella vita reale, può veramente essere utile. E mi ripeto, non solo al tuo sito, ma soprattutto agli utenti.
    Link veri, è l'unica via per sopravvivere al marasma generale e differenziarsi.

    A breve, spero brevissimo, scriverò due righe in merito anche sul mio blog, son proprio curioso di vedere la reazione di alcuni specialisti seo.

    Ciao!


  • Community Manager

    Per me Matteo, quella è finita da un pezzo, spero anche l'altra che è uno step dopo. Si andrà sempre più verso il comportamento utente.


  • Moderatore

    E nonostante qui si parli di cose "seo" migliaia di aziende, diciamo la maggioranza hanno siti non navigabili e che non permettono di contattarli. Insomma di lavoro ce ne tanto.


  • Community Manager

    Da questa discussione poi sono successe tre cose che voglio raccontarvi.

    1. Al Search Marketing Connect con Marco Quadrella abbiamo fatto un intervento su questo tema, spiegando come sfruttare le SESSIONI.

    2. A Settembre ho fatto un video sull'argomento

    [video=youtube;s9KI0c6tDkM]

    1. Google ora ha fatto un articolo spiegando la stessa cosa! :eheh:

    https://www.thinkwithgoogle.com/consumer-insights/search-intent-and-customer-needs/

    Se penso che da qualche tempo spieghiamo Google come Biblioteca dl Mondo e che nell'ultimo upgrade anche loro lo dicono...

    diciamo che siamo molto allineati 😄

    :ciauz:


  • Moderatore

    Spesso si è parlato di sessione di ricerca o di customer journey, il tutto riassunto in maniera eccezionale dal video di Giorgio del post precedente. Riassumendo i concetti.. Google, studiando il comportamento degli utenti, mira ad accorciare la sessione, e noi la studiamo per mettere a punto delle content strategy.

    Non so se avete notato che, quando facciamo delle ricerche vocali, Google Assistant ci propone delle suggestion chips (bottoni di suggerimento in basso).
    Quei suggerimenti possono essere un valido aiuto nell'analisi della sessione di ricerca, e non solo in ambito di voice search.

    Facendo la stessa query da browser o dall'app di Google non otteniamo gli stessi percorsi né tra le query correlate, né nel box "also asked". Alcuni elementi corrispondono, ma non sono gli stessi elenchi semplicemente riportati all'assistente.

    Alcuni esempi

    "Voglio un volo per Amsterdam" - L'assistente mi suggerisce tutto il necessario per un viaggio in quella location.

    • meteo ad Amsterdam
    • hotel ad Amsterdam
    • cosa fare ad Amsterdam?
    • informazioni su Amsterdam
    • Luoghi di interesse
    • Prossimi eventi

    Negli ultimi due punti sfrutta il contesto conversazionale (non ha più bisogno dell'oggetto della ricerca, perché rimane implicito nel contesto, che è un altro nome della sessione di ricerca in ambito di una conversazione con l'assistente).

    [CENTER]
    image[/CENTER]

    "Come si cucina il pollo" - L'assistente suggerisce diverse query che corrispondono ricette in cui il protagonista è il pollo.

    • pollo al curry
    • pollo in padella
    • pollo allo spiedo
    • pollo alle mandorle
    • pollo al forno

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    image

    [/CENTER]

    "dammi le caratteristiche del Redmi Note 7" - L'assistente estrae una risposta perfettamente pertinente e suggerisce:

    • Informazioni su Xiaomi Redmi Note 7
    • Redmi Note 7 prezzo
    • Redmi Note 8
    • Scheda tecnica Huawei p20 lite (forse una correlazione perché i due modelli vengono comparati con frequenza?)
    • Redmi Note 7 ricarica wireless
    • Redmi Note 7 Amazon

    [CENTER]image[/CENTER]

    "È più intelligente Alexa o Google Assistant" - Questa è curiosa, perché nei suggerimenti non compare il termine "Google Assistant", ma "te". Sarebbe interessante capire se si tratta di una semplice sostituzione o se si tratta delle query correlate fatte all'assistente.

    Insomma, qualche ragionamento in più lo possiamo fare :smile5:


  • Community Manager

    Ah questa è una cosa interessante, senza alcun dubbio 🙂

    Comunque la sessione è veramente sottovalutata..


  • Moderatore

    Sono d'accordissimo con te Giorgio.
    Io credo che conoscere e studiare come Google interpreta il customer journey sia importante, e soprattutto interessante 😉