• User

    Paywall, Clickbait e modelli di business alternativi

    Lancio qui una riflessione, sicuramente non nuova, ma vorrei sentire il vostro parere in merito. Oramai la totalità dei grandi quotidiani -nazionali e non- hanno adottato politiche estremamente serrate di paywall sugli articoli, rendendo di fatto indisponibili gli articoli stessi a chiunque non sia abbonato (a meno di sotterfugi di vario genere, sempre meno banali).
    Per cui è evidente che il modello di business non possa più fare a meno di una componente forte derivata dagli abbonamenti. Nello stesso tempo però le stesse grandi testate continuano a vendere pubblicità (in maniera sempre più invasiva e alle volte davvero piuttosto imbarazzante, ma questo è un altro discorso), per cui hanno bisogno chiaramente di attirare traffico per generare visualizzazioni e click.
    Questo comporta una combo micidiale per la qualità dell'informazione: clickbait (titolo fuorviante) + paywall (impossibilità di approfondire l'argomento).
    Non è mia intenzione qui fare il moralista (anche se non è questione stretta di morale, ma alle volte di semplice decenza), ma tentare di capire insieme a voi se esistono effettivamente, soprattutto per i grandi gruppi editoriali, strade alternative per garantire una sostenibilità dei progetti insieme ad un approccio più etico all'informazione.
    Nel caso mi piacerebbe avere esempi: in Italia mi viene in mente il Post, che ha un modello di abbonamento senza paywall che semplicemente abbatte la pubblicità, rende disponibili newsletter dedicate agli abbonati e spinge sul concetto di crowdfunding (è un progetto in cui credo -> lo sostengo), sicuramente un modello di business ammirevole ma ritengo non replicabile a livelli più massicci (Repubblica, La Stampa, il Corriere etc).


    kal sermatica 2 Risposte
  • Moderatore

    Ciao aMorloi,
    interessanti riflessioni, grazie.
    Sarei curioso di conoscere il dato sul traffico da Google News e anche quello organico da Google per articoli con paywall.


  • User

    In realtà Google sta tentando di mettere in piedi una risposta, con un piano finanziario piuttosto cospicuo
    https://screenrant.com/google-news-showcase-curated-content-subsidized-paywall-access/
    È una soluzione che è attiva anche in Italia, https://news.google.com/showcase, e che dà agli editori la possibilità di monetizzare i contenuti -completi- offerti.
    Come l'articolo però fa notare, se da una parte questo sembra effettivamente l'uovo di colombo

    What Google is instituting is a solution, in theory, to both sides' problems. Publishers receive funding and are able to create content without having to worry whether or not it's eye-catching enough for readers to invest in. Readers, meanwhile, get access to a greater selection of news and content without necessarily having to pay for it, with the possibility that the information they find will eventually inspire them to subscribe and support news outlets and publishers on their own.

    Consentendo agli utenti di accedere a contenuti completi e di qualità e sollevando gli editori dall'urgenza di creare contenuti acchiappaclick o fuorvianti, ci sono dubbi che possa essere un percorso sostenibile a lungo termine:

    For the time being, it seems like a strategy that may help matters, although, without question, there are concerns over the longevity of a plan like this. It certainly feels like Google is attempting to boost the journalism industry and give it the tools it needs to eventually thrive (again) on its own. If the massive financial stake that Google has in the matter is softened over time, though, will Google News Showcase have influenced enough readers to individually support publications for them to survive without Google's backing? It's the outcome that Google and its hundreds of partner publications will be hoping for, but only time will tell if that ends up being the case.

    Il concetto è: se diamo in mano totalmente a Google le chiavi finanziarie del mercato dell'informazione, abituando l'utente alle modalità di lettura decise da Google stesso, chi è l'editore di chi? Chi potrà sopravvivere senza il foraggio di Google? L'articolo fa intendere che l'intenzione sarebbe quella di convincere poi gli utenti a sostenere autonomamente le testate che soddisfano le loro necessità, ma mi sembra piuttosto utopico.


  • Contributor

    @amorloi ha detto in Paywall, Clickbait e modelli di business alternativi:

    Non è mia intenzione qui fare il moralista (anche se non è questione stretta di morale, ma alle volte di semplice decenza), ma tentare di capire insieme a voi se esistono effettivamente, soprattutto per i grandi gruppi editoriali, strade alternative per garantire una sostenibilità dei progetti insieme ad un approccio più etico all'informazione.

    Non è una domanda facile, l'unica cosa facile è fare l'elenco dei problemi.

    Innanzi tutto i grandi gruppi editoriali sono gravati da enormi costi di struttura... e questo ha come conseguenza che un modello di business per essere sostenibile deve essere anche tremendamente vorace: magnarsi tutti i soldi che può, spremere le fonti di revenue fino all'ultima goccia.

    Altro problema grosso: gli strumenti di distribuzione e l'atomizzazione del contenuto, mi spiego meglio:

    1. una volta c'erano le edicole e distribuivano il giornale intero. La fruizione del contenuto-giornale è molto focalizzata e orientata al flusso di pagine.
    2. oggi ci sono i social media e distribuiscono l'articolo singolo. La fruizione del contenuto-articolo è poco focalizzata ed il flusso è orientato al ritorno nello stream social.
    3. anche gli aggregatori come Google News distribuiscono l'articolo singolo. La fruizione del contenuto negli aggregatori è abbastanza focalizzata... ma il flusso è frammentato e distribuito su più fornitori di contenuto.

    Il punto 2 ed il punto 3 creano uno scenario:

    • di altissima competitività tra i produttori di contenuto. Competitività per l'attenzione dell'utente e competitività tra concorrenti.
    • di bassa attenzione e scarsissima fedeltà al marchio per i fruitori del contenuto.

    Queste considerazioni a mio parere rendono ancora più "blindato" lo scenario di business estremamente aggressivo che ho delineato sopra.

    Soluzioni? Eh, se le avessi le venderei a caro prezzo altroché!!


  • Moderatore

    @amorloi

    Ciao,
    sinceramente sono stanco, molto stanco del clickbait, sarebbe cosa buona che tutti quelli che utilizzano Google Discovery eliminano dal loro feed questi siti.

    Personalmente non ho problemi per avere contenuti a pagamento, cosa che utilizzo ogni giorno, ma almeno che siano contenuti di qualità e senza clickbait.

    P.s.
    Ma penso sia la solita storia, come lo Spam via email, sui telefoni cellulari ecc. ecc. che fanno palesemente scraper su internet anche se non dovrebbero. Qui è la stessa cosa, visto che lo spam (clickbait è Spam camuffato) funziona, che motivo avrebbero di smettere?