• User

    Che cosa mi consigliate, come tipo di azienda in Italia, per aprire una attività di web hosting come secondo lavoro? Premetto che sono un dipendente full-time, quindi l'azienda mi paga già L'INPS, spero di non dover ripagarla anche per una snc.

    Credo che una ditta individuale andrebbe bene. Dovrei vendere solamente servizi informatici. Non credo che come libero professionista vada bene. Ovviamente le vendite avvengono via ecommerce. Le entrate sono di circa 1200 euro mensili, con circa 400 euro di affitto di server, quindi 800 euro al mese.

    Grazie.


  • Super User

    Ciao,

    ti sei già risposto da solo.

    Impresa individuale che con ogni probabilità non darà origine a nuovi obblighi previdenziali se secondaria al tuo attuale lavoro dipendente a tempo pieno. Puoi leggere molti topic in merito a questo ultimo aspetto.

    Paolo


  • User

    Si, grazie, ieri ne ho letti alcuni riguardanti webmaster e rivenditori di spazio web. Mi piace il tuo "con ogni probabilità", visto che, l'INPS sembra rappresentare la spesa maggiore.

    A questo punto resta il problema di credibilità di una ditta individuale rispetto ad una srl. Le ditte di successo nel web hosting sono tutte srl, probabilmente un possibile acquirente, io lo faccio, guarda la ragione sociale per vedere se ha a che fare con ragazzetti o con una ditta seria.

    La mia speranza sarebbe quella di aumentare il fatturato per poi fare una srl. Ho letto che una snc può essere tramutata in srl, non credo che sia possibile passare una ditta individuale a srl.

    Grazie per tutte le dritte.


  • Super User

    E' invece possibile tramutare la ditta individuale in srl tramite conferimento.

    Purtroppo il corretto regime previdenziale non è chiaro nemmeno ai dipendenti o dirigenti INPS (alcuni soltanto a dir il vero). Io che non sono uno specialista previdenziale non posso certo metter pezza dove altri designati non riescono.

    Paolo


  • User

    Buongiorno, ho letto e riletto diversi topic, anche quelli che mi sono stati segnalati dal mio programmatore web,.. e diciamocelo, qui non ci capiamo molto su queste cose,.. Sentiamo e leggiamo talmente tanti pareri che ognuno dice la sua sull'argomento...

    L'intento è al solito quello di aprire una società in UK o cmq altrove, basta che sia fuori da questa benedetta Italia che ci mangia tutto in tasse. (è proprio vero che in italia o rubi o non vivi,.. se fai una piccola azienda puoi anche chiudere 1 anno dopo?.. grrrr....incomincio a crederci..)...

    Cmq sia, il "progetto" è basato sulla vendita di servizi on-line legati ad un portale turistico (quindi spazi pubblicitari, banner vari, ed implementazioni con servizi aggiuntivi anche essi a pagamento) il tutto strettamente legati al portale che si va a realizzare..

    La domanda è:
    se riusciamo ad aprire una nuova "azienda" vincolata solo ed esclusivamente al portale in costruzione, ne riceveremo beneficio in quanto a tasse (nel senso risparmiamo qualcosa come commercialista e tasse sull'azienda avendo sede in UK??).. - so bene che il mio reddito è in italia e ci pago anche le tasse su quello che becco dalla UK, ma almeno un risparmio sulla ditta ci sarà o è meglio che faccio tutto in italia e mi faccio mangiare tutto? O_o....

    Grazie in anticipo e scusate, ma l'Italia non permette di avere ottime idee e di svilupparle, per questo si cerca altrove!..:x


  • Super User

    La continua lettura dei topic non deve sommergere il principio di fondo:

    un business deve essere redditizio ben prima dell'impatto fiscale.

    Se l'impatto fiscale italiano è troppo per il vostro "business italiano" (evitiamo di mascherarlo con fittizie intestazioni) meglio riconsiderare il business.

    Ricordate che società estere servono bene per business esteri.... l'esterovestizione è dietro l'angolo.

    Aprire una ltd UK va bene, se dovete fare business nei paesi anglofoni.... magari è addirittura meglio in qualche altro stato..... ma per fare affari in Italia e con i titolari dell'attività e del potere decisionale in Italia è molto più corretto operare con soggetti italiani...... salvo ripagare "con gli interessi" quando si verrà pizzicati.

    Paolo


  • User Newbie

    @i2m4y said:

    La continua lettura dei topic non deve sommergere il principio di fondo:

    un business deve essere redditizio ben prima dell'impatto fiscale.

    Se l'impatto fiscale italiano è troppo per il vostro "business italiano" (evitiamo di mascherarlo con fittizie intestazioni) meglio riconsiderare il business.

    Ricordate che società estere servono bene per business esteri.... l'esterovestizione è dietro l'angolo.

    Aprire una ltd UK va bene, se dovete fare business nei paesi anglofoni.... magari è addirittura meglio in qualche altro stato..... ma per fare affari in Italia e con i titolari dell'attività e del potere decisionale in Italia è molto più corretto operare con soggetti italiani...... salvo ripagare "con gli interessi" quando si verrà pizzicati.

    Paolo

    Buonasera a tutti, ho letto con molto interesse le risposte date e vorrei sapere se qualcuno ha dei consigli per il mio caso che è simile ma non uguale.
    Sono italiana e residente in Italia e sono stata contattata da una wedding planner inglese per iniziare una collaborazione con lei per organizzare matrimoni di coppie inglesi in Italia. Questa persona che è Inglese ed è già direttrice di una Ltd in Inghilterra mi ha proposto di iniziare una Ltd con lei in cui io sarei socia al 49%, lei dall?Inghilterra gestirebbe la società ed io qui in Italia accompagnerei le coppie a vedere i vari posti e parlare con i fornitori.
    E' possibile per me essere socia di questa Società? Devo prendere una Partita Iva o c'è un modo particolare di gestire queste cose?
    Posso essere socia di questa società rimanendo in regola con lo stato italiano? Ed essendo i soci in entrambi gli Stati e svolgendo attività in entrambi gli Stati come ci si deve comportare? Premetto che il potere decisionale lo avrebbe la mia socia in Inghilterra.

    Grazie a tutti coloro che vorranno aiutarmi,

    Meggy


  • Super User

    Ciao e benvenuta,

    non mi occupo direttamente di questa tipologia di consulenza estera, ma mi sembra che tu legittimamente potresti partecipare a quella società. Un commercialista inglese potrebbe darti indicazioni in merito.

    Logicamente dovresti ben meditare una società con un socio sconosciuto e straniero. Lavorare come consulente italiana di quel soggetto estero ?!?!????

    Paolo


  • User Newbie

    @i2m4y said:

    Ciao e benvenuta,

    non mi occupo direttamente di questa tipologia di consulenza estera, ma mi sembra che tu legittimamente potresti partecipare a quella società. Un commercialista inglese potrebbe darti indicazioni in merito.

    Logicamente dovresti ben meditare una società con un socio sconosciuto e straniero. Lavorare come consulente italiana di quel soggetto estero ?!?!????

    Paolo

    Grazie per la risposta. Sto prendendo informazioni anche da un commercialista inglese e da uno italiano per avere varie indicazioni. Per quanto riguarda il socio sconosciuto, non sono preoccupata, è venuta in Italia la settimana passata ed abbiamo valutato insieme la nostra collaborazione, per quanto riguarda la costituzione della società io non perdo niente se non un po' del mio tempo se va male, sarà la mia socia a pagare le spese iniziali in cambio del 51% della società. Da questo punto di vista mi sento sicura.


  • Super User

    Bene,

    per te potrebbe essere anche conveniente.
    Corretta iniziativa l'esserti rivolta ai due consulenti.

    Paolo


  • Ma se non ci sono i soldi.....non ci sono alternative alle srl in Italia, che costano meno?? 😛


  • Super User

    Certo,

    società di persone (snc e sas)
    o
    imprese individuali


  • User Newbie

    Ciao Paolo...

    volelo, fare una premessa, prima di elencare i miei dubbi:

    Da quello che ho letto un po' in giro, se un italiano, fa un Ltd inglese, o una LLC nel Delaware, e poi vuole operare in Italia, senza incorrere nel gravissimo reato di esterovestizione, deve registrarsi una sede secondaria in Italia, e quindi effettuare apertura di regolare partita IVA, nomina quindi di un rappresentante fiscale in Italia, e comunicazione al REC (camera di commercio).
    Ciò la autorizza ad operare commercialmente in Italia, e a pagare le tasse in Italia per l'utile conseguito con le operazioni di vendita effettuate con sogetti italiani, e a versare ovviamente l'IVA.

    Ciò premesso, mi sorge spontanea una domanda:

    • tutto ciò, esonerebbe il rappresentante fiscale italiano, che poi sarebbe una sorta di direttore generale della sede secondaria operante in Italia, dall'obbligo di iscrizione alla cassa previdenziale (INPS)?
    • si è esonerati dal pagamento della tassa annuale di iscrizione della camera di commercio, visto che non si è formalmente iscritti?
    • vista la nomina di un rappresentante fiscale in Italia, l'apertura di PIVA, e comunicazione al REC, si è totalmente a posto dal punto di vista fiscale e normativo?

    Grazie per le eventuali correzioni e per le cortesi risposte.
    Fabrizio


  • User

    Io credo che per star tranquilli la ditta andrebbe aperta in Italia. Per togliersi i dubbi ci vorrebbe un legale esperto di norme fiscali internazionali. Il costo per una consulenza partono dalle 4000 euro, per quanto sono venuto a sapere. Quinidi aprire una ditta all'estero conviene a chi ha un giro di soldi discreto.

    La cosa principale è, come è stato spiegato in questo thread, dove risiedono i titolari. Se i titolari sono italiani il reato c'è. Soprattutto se vendi in Italia sei esposto a verifiche. Ti ci vorrebbero dei soci stranieri: in questo modo la direzione della ditta sarebbe solamente in parte italiana.

    Aprire una ditta in UK ti conviene se lavorerai anche sul mercato in UK. Altrimenti lascia perdere. La ditta in Delaware è molto più sicura, i soci sono protetti da privacy ed i loro nomi non sono pubblicati.

    Aprire un ufficio di rappresentanza servirebbe ad avere una "interfaccia" con l'Italia. Al contrario se apri una sede italiana con p. iva la cosa si fa più seria ma non so le implicazioni.

    Ovviamente io non sono un commercialista e quindi prendi "con le molle" quello che ti ho detto.


  • Super User

    Condivido, per piccoli business Italiani si usino soggetti italiani.

    Per business localizzati altrove si usino soggetti esteri.

    Un ns. cliente ha anche il controllo di una LLC delaware, ma le serve per controllare le due controllate statunitensi e per operare su quei mercati.
    Il volume di affari è di dimensioni adeguate a tale struttura.
    In Italia opera la capogruppo di diritto Italiano.... eppure di soldi in pianificazione fiscale internazionale ne sono stati spesi tanti in anni passati.... un motivo ci sarà.

    Paolo


  • User Newbie

    Grazie per la risposta.

    In effetti, leggendo in giro, l'errore più comune, è che molti pensarno che aprire una ltd inglese o una LLC delaware, sia conveniente per operare in italia (ovviamente registrandosi la sede secondaria al fisco italiano).

    Molta gente cade in questo "errore" in quanto, pensano che così facendo, risparmiano soldi di costituzione, versamenti previdenziali, e balzelli vari.

    Per i piccoli business, soprattutto all'inizio, la cosa migliore, è di farsi una ditta individuale, e pagare regolarmente i famosi 2500 euro l'anno all'INPS.

    Addirittura, se la ditta viene intestata ad un lavoratore dipendente a tempo pieno, pare che si risparmi pure il versamento contributivo all'INPS di 2500 euro annui (sempre chiedendo caso per caso direttamente all'INPS).

    Ovviamente, la cosa migliore, è sempre quella di chiedere ad uno o più commercialisti, e lasciar perdere la costituzione di ste ditte estere, che molti propinano come super convenienti...

    Fabrizio


  • User

    Salve, l'argomento delle LTD appare ciclicamente perche' - secondo me - rimangono non risolti alcuni punti di fondo.
    In particolare la domanda di praetorianus circa gli adempimenti di una LTD - costituita in UK ma regolarizzata in Italia - per evitare l'accusa di esterovestizione. Tutto secondo legge, ma che ne e' di Irap ed INPS (confrontando con una SRL equivalente) ?
    Perche' se si verificasse che non sono dovute (ricordo che i soci lavoratori di una SRL devono versare il 20% all'INPS), si avrebbe immediatamente un vantaggio notevole con la via LTD - anche pagando l'Ires - pur se il business e' localizzato in Italia.
    Sto cercando riferimenti normativi a questo approccio (in particolare su come debba avvenire la regolarizzazione) ma nessuno sembra saperne nulla.

    L'altro punto e' che anche nel caso di business totalmente all'estero, se i soci sono residenti in Italia, si avrebbe esterovestizione a meno che questi dimostrino di non avere facolta' decisionali nell'amministrazione.


  • User

    Dispiace leggere quanta disinformazione e' presente anche nei professionisti contabili.

    • L'esterovestizione e' un reato e bisogna non commetterlo.
    • Il consulente italo/inglese serve proprio a questo
      Poi che per un Business di 10k euro sia poco utile, questo lo condivido, in quanto qualsiasi societa' e' poco utile.
      Allora su questo punto concordo con Paolo dove dice "Rivedete il Business"

    Ciao a Tutti


  • Super User

    Mi limito a ri-segnalare l'articolo del Sole 24 Ore qui sotto:

    http://www.giorgiotave.it/forum/langolo-del-mercatino/36385-per-pagare-meno-tasse.html#post492846

    Ad ognuno le sue conseguenti decisioni.

    Paolo


  • User

    Non e' costoso aprire una società SRL in Italia !
    Bensi è costoso o impossibile detenere una società se non si è in grado di realizzare profitto !
    Il problema resta il solito...l'imprenditore che non e' in grado di creare plusvalenze deve avere il coraggio di tagliare le perdite. Come ? Chiudendo l'impresa prima di trovarsi in situazioni finanziare disastrose.
    Per chi inizia la cosa e' piu' semplice, vi sono possibilità interessanti e completamente legali per partire "in vantaggio" rispetto ad altre imprese, ma deve essere chiaro che dopo tre anni non si puo fatturare 8.000 euro e lamentarsi che si pagano troppe tasse !
    Un onesto commercialista o consulente puo' valutare con voi le reali possibilità di avviamento anche con investimento "0", ma l'imprenditore deve assolutamente centrare il core business e crescere velocemente.
    Non credete ai luoghi comuni : LTD, off shore,compro prima e pago dopo,non ti costa nulla,la concorrenza e' sleale,tizio lavora in nero, si pagano troppe tasse ecc.Se siete in grado di macinare utili riuscirete sicuramente,e non dimenticate che il problema non sono le tasse semmai le imposte che peraltro su redditti minimi incidono molto poco.
    Parliamo di un individuo singolo....
    Quando pensate a lavorare in proprio fatevi queste semplici domande : chi o che cosa acquisterà il mio servizio o prodotto ? Quanto pagheranno ? Per quante volte ? Quanti saranno i miei clienti ?
    Se a distanza di due o tre anni, la differenza tra i vostri costi e i ricavi non sarà almeno 25.000 euro... significa che il vostro e' un business da chiudere, nessun angelo nemmeno all'estero potrà aiutarvi perche il progetto e' fallito.
    Si, e' vero siete liberi di guadagnare meno ! Ma l'ultima cosa che vi auguro e di fare l'imprenditore sfigato. Perche? Perche distrugge le relazioni sociali e la vostra salute ! Allora, dopo tutto questa pappardella che serve solo come spunto di meditazione consiglio semplicemente a neo imprenditori di partire bene oppure attendere !