• Super User

    @adv said:

    In riferimento al post in evidenza vorrei fare una breve discussione "contro" 🙂 senza fini polemici ovviamente.

    La conclusione secondo cui gli introiti da AdSense devono essere assoggettati al'imposta IVA si basa su due punti che riporto integralmente :


    1. i messaggi ospitati da siti italiani sono generalmente in lingua italiana e dunque rivolti massimamente al mercato italiano (se si eccettuano i rari luoghi nel modo in cui la lingua di Dante è utilizzata) ed in ogni caso l?accesso a tali siti non è impedito a soggetti residenti sul suolo italiano;
    2. La Risoluzione del 15.12.1990 prot. 470170, in proposito di territorialità di servizi pubblicitari radio-televisivi, ha individuato il seguente principio:?ai sensi dell'art. 7 lett. g) DPR 633/72 qualora le prestazioni di servizi siano rese ad un committente extracomunitario, deve applicarsi il criterio dell'utilizzazione, dovendosi assoggettare ad imposta solo quelle utilizzate nello Stato italiano.
      Qualora non sia possibile enucleare da una complessa prestazione la quota parte utilizzata in Italia, l'intera operazione dovrà essere assoggettata ad iva."

    la realtà che va comunque presa in considerazione é che il webmaster vende uno spazio pubblicitario a Google (società extraUE) e che Google ne fa quello che vuole, può inserire pubblicità anche di se stesso o anche mettendoci un indovinello come spesso capita 🙂 o di suoi clienti residenti ovunque. Non ha molto senso fare una statistica sulla "residenza" dei clienti di Google e che non vengono "dichiarati" espressamente da Google al webmaster. Google non é un'agenzia pubblicitaria ma un cliente a tutti gli effetti per il webmaster.

    A favore di questo modo di vedere le cose c'é anche il fatto che Google parla di compensi e non di diritti di agenzia o % attribuite come provvigioni. In pratica per il webmaster i clienti di Google é come se non esistessero... resta solo il "fatto" che Google acquista spazi pubblcitari sul sito del webmaster e ne usufruisce come meglio crede.

    Alla luce di questo modo di vedere la cosa l'imposta Iva non ha senso di essere applicata. Oltre alla questione problematica se scorporarla o meno dai compensi... etc..

    che pensate?

    Ciao ADV e benvenuto sul forum,

    sono felice che torni in argomento perchè almeno posso postare anche altre considerazioni che vado facendo sul problema che vi sta a cuore.

    Faccio prima considerazioni (mie personali) su quanto hai scritto. Ho evidenziato in rosso i perni su cui mi baso.

    Google è in effetti un soggetto extracomunitario che acquista spazi pubblicitari (dunque da fornitori di spazi pubblicitari), poi ne fa ciò che vuole.
    Non paga percentuali o provvigioni di agenzia, ma veri e propri compensi per i servizi pubblicitari ricevuti.
    Da ciò discende che il publisher fornendo spazi pubblicitari (effettivamente considerati come tali anche da Google) fanno servizi pubblicitari.

    Il regime Iva della pubblicità fatta nei confronti di un soggetto extracomunitario, in Italia, è regolata dall'art. 7, c. 4, lett. f del DPR 633/72, che stabilisce che UNICO fattore determinante per capire se tali servizi siano imponibili o no è capire dove tale servizi siano utilizzati.
    Poichè la visualizzazione/fruizione di tali servizi NON E' ESCLUSA per l'Italia o la UE, la parte di tali ricavi relativi a tali visualizzazioni/fruizioni sono imponibili ad iva ordinariamente ai sensi di legge.
    Poi sono problemi del publisher determinare quale eventuale parte considerare effettivamente imponibile e quale eventualmente no (perchè visualizzata/fruita extraUE). La Risoluzione citata (Risoluzione del 15.12.1990 prot. 470170) ha chiaramente detto che ove non vi siano criteri oggettivi per identificare i luoghi di fruizione e contemporaneamente tali servizi siano fruibili in Italia tutti i compensi devono essere considerati imponibili ad iva.

    Questo è anche un comportamente prudenziale (seppur punitivo) per il contribuente che non riesca ad addebitare l'iva in rivalsa (che è peraltro obbligatoria), ma debba operare lo scorporo.

    Ora ho verificato in altra discussione che tale tracciamento territoriale è possibile:
    http://www.giorgiotave.it/forum/viewtopic.php?t=6339
    Quindi è addirittura ipotizzabile suddividere gli importi tra imponibili ad iva (ITA e UE) ed esclusi da iva (ExtraUE).

    Ma non fermandomi mai ed avendo avuto segnalazione da un utente/lettore ho di recente esaminato anche la Risoluzione Agenzia delle Entrate 174/E dell' 08/08/2003 (in banca dati dell'agenzia entrate).

    Quella risoluzione, trattando la cessione di diritti televisivi alla UEFA da parte di squadra di calcio italiana, effettivamente sembrava lasciare quale luce sulla possibilità di escludere da IVA tutti gli importi anche per Google Adsense.

    Il principio enunciato è che tale cessione di diritti televisivi finisce per essere esclusa da IVA perchè compiuta nei confronti di un soggetto extra UE il quale a sua volta cede i diritti ad una catena di intermediari, rendendone difficile il "tracciamento" per la squadra di calcio.

    L'agenzia delle Entrate, si è espressa favorendo la cosiddetta "certezza giuridica", dicendo che poichè di tali diritti si perde traccia nei vari passaggi tra intermediari è giusto dire che il luogo di utilizzo è la Svizzera (sede UEFA) dove avviene la prima cessione, poichè per la squadra di calcio sarebbe difficile identificare in quale stato si vedrebbero poi le partite di calcio.

    Consiglio la lettura di quella risoluzione.

    Personalmente però non la considero applicabile al nostro caso di Google adsense.
    Questa mia convinzione deriva dall'analisi della motivazione fondante quella risoluzione: cioè quel riferimento a "per ovvi motivi di certezza giuridica".
    L'amministrazione finanziaria infatti fa discendere la sua posizione in merito a quel caso concreto dalla impossibilità, per il soggetto italiano cedente dei diritti televisivi, di determinare con oggettività in quale nazione gli stessi siano realmente fruiti.
    In pratica nell'impossibilità di determinare in quale/i nazione/i siano trasmesse le partite di calcio i cui diritti sono stati oggetto di cessione al soggetto extracomunitario e ciò in dipendenza dalla molteplicità di passaggi del diritto di sfruttamento di tali eventi sportivi (da team sportivo a Uefa, da Uefa ad intermediario 1, da intermediario 1 a intermediario 2,... da intermediario X ad emittente televisiva).
    Il publisher italiano di Adsense invece ha molteplici poteri di controllo sugli annunci ospitati:

    • eliminazione Adsense dal sito;
    • oscuramento totale del sito;
    • oscuramento per gruppi di indirizzi IP (e quindi per gruppi di nazioni);
    • selezione in ingresso al sito web in base alle lingue del browser e reindirizzo a pagine in medesima lingua;
      ma soprattutto:
    • tracciamento dei click sugli annunci ospitati in base alle nazioni di provenienza (si veda in proposito qui: http://www.giorgiotave.it/forum/viewtopic.php?t=6339 )
      E non escludo (ma non ne sono a conoscenza) la possibilità di ottenere direttamente da Google Adsense un report delle provenienze dei click sui link ospitati.

    Giudico che tali possibilità di controllo siano dunque sufficienti a dare "certezza giuridica" alla determinazione del luogo di fruizione degli annunci pubblicitari ospitati e dunque siano sufficienti a confermare l'imponibilità di tali prestazioni pubblicitarie per ciò che concerne i click italiani ed UE (vedere risoluzione 470170 del 1990) ed esclusione da iva per i click extraUE.

    Logico è che quanto esposto resta un mio parere personale del tutto disattendibile dall'Amministrazione finanziaria o da altri.

    Infine segnalo che in ottobre 2005 è stato approvato il regolamento CE 1777 a dettaglio e specifica del regime IVA del cosiddetto "commercio elettronico".
    Tale normativa particolare ritenevo NON applicabile al caso di Google Adsense in quanto i servizi pubblicitari NON erano contemplati.
    Ebbene il nuovo regolamento (applicabile direttamente in Italia dal 01.07.2006 senza trasposizione in nostre leggi), nel suo allegato, ora farà rientrare i servizi pubblicitari on line (banner compresi) nel regime del "commercio elettronico".

    Avrò modo di meglio approfondire il regolamento e la normativa di dettaglio e poi posterò in merito.

    PS sembrerebbe, da fonti indiscrete, che sia stata fatta una "istanza di interpello" all'agenzia delle entrate in merito a pubblicità/adsense. Se viene pubblicata la risposta finalmente avremo il parere del Ministero.

    Ciao,

    Paolo


  • User

    Grazie per la risposta

    Ebbene il nuovo regolamento (applicabile direttamente in Italia dal 01.07.2006 senza trasposizione in nostre leggi), nel suo allegato, ora farà rientrare i servizi pubblicitari on line (banner compresi) nel regime del "commercio elettronico".

    Avrò modo di meglio approfondire il regolamento e la normativa di dettaglio e poi posterò in merito.

    PS sembrerebbe, da fonti indiscrete, che sia stata fatta una "istanza di interpello" all'agenzia delle entrate in merito a pubblicità/adsense. Se viene pubblicata la risposta finalmente avremo il parere del Ministero.

    attendiamo notizie 🙂

    Questo è anche un comportamente prudenziale (seppur punitivo) per il contribuente che non riesca ad...

    "Punitivo" a dir poco, perché facendo due conti tra Irpef, Inps e Iva si regalerebbe allo Stato tra il 60 e il 70% .. a seconda del reddito, direi che sarebbe un comportamento masochistico più che prudenziale 😉


  • User

    Novità a questo proposito?


  • User

    aggiungo alcune info trovate qui
    http://www.interlex.it/ecomm/psglaw9.htm

    • Nel caso di prestazioni di servizi, rese da un prestatore di servizio con sede in un paese terzo a clienti nella UE, il luogo in cui avviene la tassazione è la UE (l?IVA si paga nella UE).
    • Nel caso di prestazioni di servizi, rese da un prestatore di servizi con sede nella UE a clienti ubicati al di fuori della UE, il luogo in cui avviene la tassazione è il paese in cui risiede tale cliente (non si paga l?IVA nella UE).
    • Nel caso di prestazioni di servizi, rese da un prestatore di servizi con sede nella UE a clienti ubicati nella UE soggetti ad IVA (cioè ad una società), il luogo in cui avviene la tassazione è lo stato membro della UE in cui tale cliente risiede.
    • Nel caso di prestazioni di servizi, rese da un prestatore di servizi con sede nella UE a privati ubicati nella UE, il luogo in cui avviene la tassazione è lo stato membro della UE in cui il prestatore di servizi risiede.

    interessante anche lo schema che si trova qui

    http://www.altalex.com/index.php?idnot=6809

    altro schema

    http://www.iwa-italy.org/documento.asp?DocID=260

    evidenzierei

    • Nel caso di prestazioni di servizi, rese da un prestatore di servizi con sede nella UE a clienti ubicati al di fuori della UE, il luogo in cui avviene la tassazione è il paese in cui risiede tale cliente (non si paga l?IVA nella UE).

    Domande

    La vendita di pubblicità online é commercio elettronico diretto? (credo di si)
    Quando si parla di dove avviene il "consumo" del servizio s'intende dove sta l'utente finale che vede la pubblicità ma che in effetti non paga niente oppure dove sta il "cliente" inserzionista di Google oppure l'azienda(Google) che commissiona tale servizio e ne dispone come crede?


  • Super User

    Per ora non lo è anche se un regolamento UE che entrerà per noi in vigore dal 1° luglio 2006 ve li farà rientrare, ma ciò non significa che vi sarà automaticamente una diversa impostazione iva verso adsense.

    Ho già promesso di studiarmi bene la cosa e poi magari modificare il post in evidenza.

    PS reg. ue 1777/2005

    Paolo


  • Bannato User Attivo

    In base a quanto da lei esposto ho, ora, le idee un po' più chiare.
    Ma è regolare che un piccolo sito, con annunci adsense, e che guadagna (in termini di revenue) 2 o 3 dollari al giorno di media debba avere una partita iva?
    E' quindi poi normale considerare il titolare del sito un professionista se magari inserisce delle informazioni solo per il gusto di farlo e usa adsense per recuperare qualche spesa?
    Credo che questa situazione corrisponda a molti utenti, poichè sono pochi i siti che guadagno oltre i 500 dollari al mese.
    Allora la questione che rimane da capire è chi debba avere una partita iva e chi no.
    Dalla sua esposizione mi sembra di capire che tutti, senza esclusioni, debbano avere una partita iva e quindi attenersi a versamenti, dichiarazioni ecc.
    Inoltre, mi viene il dubbio che ritenere un piccolo sito, e quindi il webmaster/titolare un vero soggetto iva per pubblicità sia una forzatura.
    Infatti il titolare del sito non si presenta come un imprenditore che vende spazi pubblicitari al miglior offerente o ad un prezzo determinato; non compie alcuna azione per ottenere nuovi clienti nè promuove un marchio proprio.
    Gli annunci adsense vengono imposti al webmaster nel formato/i e nella revenue. Non si stabilisce e si contratta alcun guadagno. Tutto è gestito da Google che offre una revenue: prendere o lasciare.
    Ancora, nello spazio messo a disposizione di Google, il webmaster non può intervenire ed inserire alcuna ulteriore pubblicità.
    In pratica, dunque il webmaster non compie alcuna operazione commerciale che invece il ruolo di agente pubblicitario o di agenzia pubblicitaria gli imporrebbe. Non può far altro che accettare gli annunci così come sono (in toto) o rifiutarli.
    Per quanto riguarda poi l'Iva da pagare, a mio avviso tocca a Google stessa versarla per conto dei propri webmaster, poichè è Google il titolare del contratto di pubblicità. E' come se, l'iva per una pubblicità su di un cartello pubblicitario posizionato sul mio terreno la debba pagare io (il proprietario del terreno) e non l'agenzia pubbliciataria titolare del contratto di pubblicità e la reale azienda che commercia in pubblicità. Io, titolare del terreno-sito devo solo pagare l'irpef sul reddito per un affitto di una parte del mio terreno.
    In pratica, Google regolarizza la posizione direttamente pagando l'Iva sui contratti pubblicitari che accende in qualità di agenzia.
    Forse sono in errore e quindi chiedo venia e magari qualche chiarimento.
    Grazie e cordiali saluti.


  • Bannato User Attivo

    In base a quanto da lei esposto ho, ora, le idee un po' più chiare.
    Ma è regolare che un piccolo sito, con annunci adsense, e che guadagna (in termini di revenue) 2 o 3 dollari al giorno di media debba avere una partita iva?
    E' quindi poi normale considerare il titolare del sito un professionista se magari inserisce delle informazioni solo per il gusto di farlo e usa adsense per recuperare qualche spesa?
    Credo che questa situazione corrisponda a molti utenti, poichè sono pochi i siti che guadagno oltre i 500 dollari al mese.
    Allora la questione che rimane da capire è chi debba avere una partita iva e chi no.
    Dalla sua esposizione mi sembra di capire che tutti, senza esclusioni, debbano avere una partita iva e quindi attenersi a versamenti, dichiarazioni ecc.
    Inoltre, mi viene il dubbio che ritenere un piccolo sito, e quindi il webmaster/titolare un vero soggetto iva per pubblicità sia una forzatura.
    Infatti il titolare del sito non si presenta come un imprenditore che vende spazi pubblicitari al miglior offerente o ad un prezzo determinato; non compie alcuna azione per ottenere nuovi clienti nè promuove un marchio proprio.
    Gli annunci adsense vengono imposti al webmaster nel formato/i e nella revenue. Non si stabilisce e si contratta alcun guadagno. Tutto è gestito da Google che offre una revenue: prendere o lasciare.
    Ancora, nello spazio messo a disposizione di Google, il webmaster non può intervenire ed inserire alcuna ulteriore pubblicità.
    In pratica, dunque il webmaster non compie alcuna operazione commerciale che invece il ruolo di agente pubblicitario o di agenzia pubblicitaria gli imporrebbe. Non può far altro che accettare gli annunci così come sono (in toto) o rifiutarli.
    Per quanto riguarda poi l'Iva da pagare, a mio avviso tocca a Google stessa versarla per conto dei propri webmaster, poichè è Google il titolare del contratto di pubblicità. E' come se, l'iva per una pubblicità su di un cartello pubblicitario posizionato sul mio terreno la debba pagare io (il proprietario del terreno) e non l'agenzia pubbliciataria titolare del contratto di pubblicità e la reale azienda che commercia in pubblicità. Io, titolare del terreno-sito devo solo pagare l'irpef sul reddito per un affitto di una parte del mio terreno.
    In pratica, Google regolarizza la posizione direttamente pagando l'Iva sui contratti pubblicitari che accende in qualità di agenzia.
    Forse sono in errore e quindi chiedo venia e magari qualche chiarimento.
    Grazie e cordiali saluti.


  • Super User

    Condivido in pieno le Sue preoccupazioni ed i suoi dubbi sull'eccessivo inquadramento fiscale che bisognerebbe avere per operare con Adsense, molti hanno sollevato questo problema e lo capisco.

    Purtroppo, con l'attuale normativa iva, resto dell'opinione che il solo fatto dell'esposizione continuativa degli annunci (con possibilità di click) vada oltre qualsiasi idea di occasionalità.... e dunque rientri tra le attività soggette ad iva.

    Per di più trattasi di attività d'impresa (non libero professionale) con ulteriori oneri ed adempimenti.

    Viste le premesse e l'attuale assenza di norme agevolative per i "piccolissimi introiti" non posso cambiare la mia opinione, posso solo segnalare la bassa probabilità di verifica fiscale.

    Sull'inquadramento iva non posso invece convenire con lei. E' infatti il meccanismo dell'imposta che vuole che lei (imprenditore) incassi l'iva sul suo compenso dal suo cliente (Google) e la versi all'Erario.

    PS diamoci pure del tu 🙂 .

    Paolo


  • Bannato User Attivo

    Ti ringrazio di avermi risposto. Ho qualche ulteriore osservazione che, da profano, ti espongo.

    Il concetto di "attività continuativa" non credo si possa applicare agli annunci adsense senza qualche ulteriore riflessione.
    Infatti, posso tranquillamente inserire un annuncio adsense in un mio sito e quindi abbandonarlo a se stesso, ossia non svolgere alcuna attività imprenditoriale in relazione al sito stesso.
    Sembra una forzatura affermare che l'azione di inserire un annuncio adsense in un sito generi in automatico tutto il processo necessario a creare un'impresa vera e propria.

    L'azione da me descritta sembra proprio occasionale: ho fatto un sito in un'ora e per un anno non l'ho nemmeno visitato, e però gli annunci adsense hanno prodotto un guadagno.
    Mi sembra un po' l'azione di un procacciatore d'affari occasionale che in un solo contratto (azione di lavoro) guadagna per un intero anno.
    Fermo restando le differenze tra l'azione di costruire una pagina web e l'azione di procacciare un contratto di vendita occasionale, l'analogia mi sembra corretta.
    Quindi a me pare che venga meno proprio il presupposto essenziale per applicare l'Iva, cioè manca la nozione di "... l'iva si applica.... nell'esercizio di imprese o nell'esercizio di arti e professioni"

    Lo stralcio, riportato da un manuale Frizzera (da me comprato per capirci qualcosa), continua così:
    "Quest'ultimo inciso - e cioè l'esercizio della professione - va interpretato non con riferimento al lavoro svolto dal soggetto contribuente, bensì al carattere di professionalità di una attività economica ( ) organizzata a carattere imprenditoriale ed avente natura permanente. Tale è, ad esempio, la professione dell'intermediario nella compravendita di immobili ( ) va eslcuso, per contro, che della tassazione iva possa fruire un professionista, privato cittadino, che occasionalmente acquisti, venda o permuti un immobile"

    In base a questo stralcio, ripreso da una nota dell'Ar. 1 del DPR 26/10/1972, n 633, credo che sia molto difficile affermare che l'inserimento di un annuncio adsense sia per il titolare di un sito un'attività d'impresa e cioè un lavoro svolto in modo permanente, fermo restando che gli annunci siano poi visibili per un intero anno.
    Quale lavoro ha svolto in modo permanente il titolare del sito? Quale organizzazione ha svolto in modo continuativo e permanente il titolare dell'ipotetica impresa?
    Il concetto di continuativo deve essere applicato, a mio parere, nel contesto del complesso sistema del web, ove è evidente che tante cose sono permanenti e contemporaneamente occasionali.
    In pratica, il titolare del sito sarebbe un imprenditore del "Paradiso terrestre" guadagna e non fa alcun lavoro, non svolge alcuna attività (azioni - pensieri - organizzazione - investimenti rilevanti, ecc. ).

    In qualche caso, forse, il fisco, eseguendo uno studio sito per sito, può giungere alla conclusione che si tratti di imprese (tipo i grossi portali ), ma in tutti gli altri mi sembra una forzatura se non addiritura una contraddizione di termini.

    Cordiali saluti e scusami se le considerazioni non fossero pertinenti, ma mi occupo di tutt'altro cosa.
    Il mio interesse per la questione nasce dall'aver creato un sito di contenuti matematici gratuiti e di aver utilizzato adsense. Ora, mio "malgrado" sono costretto ad aprire una partita iva o ad essere impresa.


  • Super User

    Parto dall'IVA.

    La norma non parla assolutamente di permanenza. Parla semmai di professione abituale ... dunque non occasionale e neppure permanente.

    Anche se tu ti dimenticassi del tuo sito... su cui una tantum hai piazzato il codice degli annunci adsense.... esso continuerà ad esistere per i tuoi visitatori... generando appunto il tuo reddito... anche se tu non compi più nessuna azione su quel sito.

    Dunque il fatto che con i riquadri adsense sul tuo sito dimenticato i visitatori continuino ad interagire ha come conseguenza che con quella interazione viene prodotto un servizio pubblicitario... che è, per natura intrinseca al meccanismo adsense, continuativo (con il solo pagamento periodico). Da ciò discende che la prestazione di servizi pubblicitari e abituale nel corso dell'anno ... quindi p.iva.

    A mio giudizio a nulla vale l'accostamento al procacciamento d'affari (seppur anche il ministero vi abbia già fatto riferimento) perchè i link di adsense non sono normalmente a pagine dove si concludono contratti, ma primariamente e prioritariamente alle vetrine generiche di coloro che utilizzano il sistema come veicolo pubblicitario.... per cui eventuali sottoscrizioni di contratti devono ancora passare per l'esame di quella vetrina (sito web dell'inserzionista) cui tu hai semplicemente rimandato per il tramite della pubblicità del tuo sito.

    Paolo


  • User

    Tornando al discorso dell'applicazione del'imposta IVA in fattura, aggiungo che attualmente Google prevede il rimborso della stessa a seguito dell'invio della fattura Importo maturato + iva.

    A questo punto non ha più senso lo "scorporo" dell'iva. Restano validi i dubbi sulle "giustificazioni teoriche" dell'applicazione dell'iva, ma a questo punto se Google rimborsa restano problemi teorici che lascerei risolvere ai commercialisti 🙂

    Grazie i2m4y per i chiarimenti...


  • Super User

    Caro adv dimmi:

    TE L'HANNO RIMBORSATA... O HAI NOTIZIE CERTE CHE A QUALCUNO L'ABBIANO FATTO ??????????


  • User

    sono indicazioni di Google stesso che ora consente di inviare ad un apposito indirizzo AdSense VAT la fattura con conseguente rimborso Iva. Questo é ciò che dicono loro, penso che lo facciano anche :). Ormai siamo abituati alla regolarità e serietà del programma per poterne dubitare. Speriamo che tale regolarità venga riconfermata anche questa volta.


  • Super User

    Se hai notizia di qualcuno che l'ha ricevuto invitalo a postare la sua esperienza.

    Grazie.

    Paolo


  • User

    Io ho inviato la fattura appena mi accreditano l'iva sull'account metto un post qui.


  • User Attivo

    @adv said:

    sono indicazioni di Google stesso che ora consente di inviare ad un apposito indirizzo AdSense VAT la fattura con conseguente rimborso Iva. Questo é ciò che dicono loro, penso che lo facciano anche :).

    Ciao adv!

    E' una notizia troppo importante questa che ci stai dando, potresti darci anche qualche link ufficiale a riguardo?

    Segnalo anche questo importante [url=http://www.giorgiotave.it/forum/viewtopic.php?t=9483&postdays=0&postorder=asc&start=15]post in cui ci sono esperienze personali riguardanti il rimborso IVA.

    Grazie e teniamoci aggiornati sull'evento!

    :ciauz:


  • User

    Non mi pare vi siano queste informazioni pubblicate in rete, ma derivano da comunicazioni via email con lo staff di Google. Per saperne i particolari basta chiedere direttamente a loro così non ci sono equivoci. 🙂


  • Bannato User Attivo

    Mi riesce difficile pensare ad un sito con annunci adsense come ad un'impresa pubblicitaria a tutti gli effetti.
    Un tal sito non svolge nessuna delle azioni abituali e tipiche di un'impresa.
    Mostra invece dei link/annunci, così come li potrei mostrare io mettendo un giorno una maglietta, o mettendola tutti i giorni, magari in cambio di una revenue.
    La maglietta è solo un esempio. Molti oggi mettono un indirizzo internet sulle auto, oppure, già da tempo, molti cedono un metro quadrato di terreno per un cartellone pubblicitario. Tutti questi soggetti devono essere tutti inquadrati come impresa pubblicitaria?
    Sarà pure così, ma sembra assurdo.
    Se questo significa fare impresa, vuol dire che dobbiamo modificare radicalmente il concetto d'impresa.
    Significa anche la maggioranza dei siti che fatturano molti soldi con adsense si dovranno trasferire su server stranieri e quelli con piccoli guadagni dovranno chiudere e togliere tutti i tipi di pubblicità (sia adsense che le altre).

    L'idea, poi, del procacciatori d'affari occasionale è più interessante. Infatti, così come il procacciatore d'affari mostra, ad esempio, una casa da comprare, così l'annuncio adsense mostra un sito in cui si possono vedere delle cose (poi eventualmente si può decidere di comprare, o di andare in un agriturismo, ristorante, ecc.)

    Non è più semplice porre un tetto limite ai guadagni come discriminante? Se fatturi oltre 4500 euro all'anno devi fare la partita iva, se fatturi oltre un limite x (da definire) devi essere impresa.
    Saluti.


  • User

    Significa anche la maggioranza dei siti che fatturano molti soldi con adsense si dovranno trasferire su server stranieri

    Perché?


  • Bannato User Attivo

    Perchè così sono soggetti alle leggi del paese in cui sta il server e quindi avranno di sicuro agevolazioni e trattamenti fiscali di sicuro diverse da quelle italiane.