• Community Manager

    Ciao Michaela 🙂

    Questo sistema, accolto da tutti noi come una grande innovazione, ha dei risvolti non proprio positivi. O almeno credo.

    Una persona normale, che utilizza Google, è in grado di dare il giusto peso a quei risultati? È in grado di capire in che modo funziona veramente l'Authorship? O pensa: "cavolo, deve essere un articolo importante di un autore conosciuto, questo!". Senza voler scendere troppo nei dettagli dell'autorevolezza, tema a noi molto caro e affrontato grazie alla discussione Autorevolezza: parliamone aperto da Giacomo Pelagatti aka Everfluxx.

    Per Google, forse, ha un significato diverso che per l'utente.

    Vista la facilità di ottenere quella caratteristica, senza criteri, limiti, punteggi..dovuta solo a una semplice implementazione tecnica...mi chiedo se sia veramente un bene questo sistema.

    Non lo so. Mi piacerebbe avere il parere di altre persone 😉


  • User Attivo

    Quella che noto io è una certa chiusura del web nei risultati di ricerca di Google: della serie che continuerò a vedere e rivedere sempre gli stessi risultati correlati in qualche modo alle mie cerchie... senza possibilità di andare più lontano.

    E questo è il problema "potenziale" della SOCIAL Bubble, qui un articolo in tal senso http://blog.achille.name/motori-di-ricerca/social-bubbles-fine-della-democrazia-nel-web/ . Limitarsi solo alle informazioni nelle proprie cerchie potrebbe limitare l'accesso all'informazione.

    Poi c'è un problema potenziale di abuso di posizione dominante.
    Google è il migliore motore di ricerca. Punto, non si discute.
    Ma è anche il miglior social network? No non lo è, in ogni caso ci sono altri social più utilizzati, più pop.

    E in ogni caso per l'authorship, perchè mi devi costringere ad utilizzare solo Google, sfruttando la tua potenza di fuoco in ambito Search?

    Se io uso Twitter perché non usi quei dati? O quelli di FAcebook? ...

    E' chiaro che sono problemi potenziali, ci sono problemi di accesso a dati, e tante altre cose.
    Ma qui la lotta di Google è quella di entrare in un sistema che non gli è congeniale e dove è ancora indietro, quello dei social. E sta un pochino forzando la mano.


  • User Newbie

    Io noto invece un mancato strumento per le aziende, il rich snippet di google premia gli individui singoli mentre distoglie l'attenzione sull'azienda.
    E' difficile per una piccola azienda trovare una convenienza nell'utilizzare, ad esempio, le pagine google plus se dal profilo del singolo è già possibile collegare i contenuti tramite rel author e si è premiati con un rich snippet.
    Si perde un po' l'essenza dell'azienda e del gruppo di persone che essa raccoglie per premiare invece il singolo webmaster o copyrighter, non trovate?


  • Community Manager

    @luca said:

    E questo è il problema "potenziale" della SOCIAL Bubble, qui un articolo in tal senso http://blog.achille.name/motori-di-ricerca/social-bubbles-fine-della-democrazia-nel-web/ . Limitarsi solo alle informazioni nelle proprie cerchie potrebbe limitare l'accesso all'informazione.

    Ciao Luca,

    credo però che sia un'altra storia quella...e fa riferimento a un articolo che l'Internazionale ha ripreso: Quello che internet ci nasconde.

    Eli Pariser, con Social Bubble, dal mio punto di vista, si sbaglia. Bisogna fare attenzione a questo personaggio, perché il funzionamento che descrive è errato.

    Se hai pazienza di leggere mi metto a citare tutti i passaggi per spiegare il tutto.

    Quello che Internet ci nasconde
    Se due persone fanno la stessa ricerca con Google ottengono risultati diversi.
    In rete vediamo solo informazioni selezionate in base ai nostri interessi e orientamenti.
    I motori di ricerca e i social network ci conoscono sempre meglio.
    Grazie alle tracce che lasciamo in rete, sanno cosa ci piace.
    E selezionano i risultati, scegliendo solo i più adatti a noi.
    Ma in questo modo la nostra visione del mondo rischia di essere distorta.

    Nel momento stesso in cui esiste un algoritmo che data una parola chiave scegli e i risultati, la visione del mondo di ciascuno di noi è distorta. Per forza di cose.

    Ma quando parliamo di distorsione cosa intendiamo?

    Non sono forse più pericolosi i giornali oggi in Italia..ad esempio?

    La verà libertà in rete senza distorsione la dobbiamo cercare. Lo stesso lavoro del SEO è distorsivo dell'algoritmo che è distorsivo.

    Allora di cosa stiamo parlando?

    Qualche tempo fa mi intervistarono sulla libertà della rete (http://www.anteprima-blog.it/il-web-strumento-o-strumentalizzatore/😞

    *Secondo Giorgio Taverniti, SEO e webmaster, fondatore e animatore di uno dei *forum *più influenti, *la libertà su internet è tutelata dalla capacità dell’utente di confrontare sempre le ricerche fatte: «L’utente è abituato ad esplorare il web e la ricerca, quindi quando si metterà a cercare “casa”, piano piano utilizzerà termini diversi da casa e sempre più specifici, magari userà altri motori di ricerca, visualizzerà tanti siti web e cercherà/chiederà anche nei Social Network».
    Il primo risultato ottenuto però influenzerà anche gli altri? «Si, può anche succedere, ma questo non rientra nell’influenzare la libertà del web o dell’utente. Secondo il mio modesto parere discutere della “libertà del web” mettendo al centro del discorso “l’influenza SEO e i risultati di Google” equivale a discutere della “libertà delle persone nel mondo” mettendo al centro del discorso “l’influenza di chi ha creato la rete di strade e ferrovie”».
    In sintesi, ci dice Giorgio Taverniti, nonostante il ruolo attivo dei SEO, la libertà sul web è garantita dalla capacità degli utenti di usare altri strumenti, per verificare, correggere, e approfondire la ricerca. Dipende però dalla capacità dell’utente non solo di saperli usare, ma anche e soprattutto di conoscerli.

    Quindi...questo stesso articolo dell'Internazionale (cioè in realtà è The Observer ma l'Internazione gli ha dato la copertina quindi fatti suoi), oltre ad essere palesemente errato dal punto di vista tecnico, non è distorsivo?

    Però...tutto il discorso fila, è corretto, è scritto benissimo e la teoria ha una sua logica. Solo che è fondata su una interpretazione errata degli algoritmi che regolano la personalizzazione.

    Io ad esempio sono molto critico quando, da una notizia di Google, tutti i blogger la citano senza aggiungere niente, senza scrivere un articolo originale, andando quindi a creare una sorta di “linea unica di pensiero”. E siamo sul web eh..sinonimo di libertà e diversità d'informazione.

    E quanto mi piacerebbe dare addosso a Google su questo argomento, io sono un grande Fan di Google, ma molte cose non mi piacciono e le condivido con chi mi segue.

    Questa volta no. E mi dispiace che sia l'Internazionale a pubblicare un articolo del genere.

    Vediamo cosa non va, rigo per rigo.

    Poche persone hanno notato il post apparso sul blog ufficiale di Google il 4 dicembre del 2009. Non cercava di attirare l'attenzione: nessuna dichiarazione sconvolgente nè annunci roboanti da Silicon valley, solo pochi paragrafi infilati tra la lista delle parole più cercate e un aggiornamento sul software finanziario di Google.

    Questo primo paragrafo contiene cose inesatte, con un accento negativo e fazioso.

    Nessuno sa in quanti hanno letto l'articolo, è già un po' presuntuoso dire che lo hanno notato in pochi senza sapere in quanti lo hanno notato. Comunque, vediamo a cosa si riferisce.

    In sostanza, l'artitolo cita un post di Google che si riferisce ad un upgrade ad una funzione di personalizzazione nata 4 anni e 6 mesi prima.

    In questo post ufficiale c'è il video di presentazione, l'indicazione di come loro personalizzano i risultati, il consiglio su come spegnere questa funzione.

    Non sono riuscito a trovare i paragrafi infilati di nascosto...quello è un post fatto apposta dove non c'è nè la lista delle parole più cercate nè un aggiornamento sul software finanziario.

    E non c'è traccia nemmeno in This Week in Search http://googleblog.blogspot.com/2009/12/this-week-in-search-12409.html che tra le altre cose contiene il link all'articolo.

    Il primo paragrafo è tutto errato, se non la data di uscita dell'upgrade (che però l'autore non sa che è un upgrade).Mi chiedo come sia possibile che questo articolo sia arrivato in un giornale così prestigioso.

    Al secondo paragrafo...c'è una citazione attribuita a Danny Sullivan che non ha mai fatto:

    Ma non è sfuggito a tutti. il blogger Danny Sullivan analizza sempre con cura i post di Google per cercare di capire quali sono i prossimi progetti dell'azienda californiana, e lo ha trovato molto interessante. Più tardi, quel giorno, ha scritto che si trattava del "più grande cambiamento mai avvenuto nei motori di ricerca". Bastava il titolo per capirlo: "Ricerche personalizzate per tutti".

    Più tardi, quel giorno, Danny non ha detto niente.

    Il primo articolo è questo http://searchengineland.com/google-now-personalizes-everyones-search-results-31195
    Qualche giorno dopo esce questo http://searchengineland.com/googles-personalized-results-the-new-normal-31290

    E guardando il suo archivio non ha scritto altri articoli in quei giorni: http://searchengineland.com/author/danny-sullivan

    Non ha mai detto il "più grande cambiamento mai avvenuto nei” motori di ricerca" ma...”Don’t get me wrong. I think personalized search is a good thing. I think using the data in this way makes plenty of sense.”
    Aspetto pomodori per una smentita. Può capitare.

    Andiamo ai prossimi paragrafi:

    Oggi Google usa 57 indicatori - dal luogo in cui siamo al browser che stiamo usando al tipo di ricerche che abbiamo fatto in precedenza - per cercare di capire chi siamo e che genere di siti ci piacerebbe visitare. Anche quando non siamo collegati, continua a personalizzare i risultati e a mostrarci le pagine sulle quali probabilmente cliccheremo.

    Una dichiarazione del genere viene fatta da una persona che:

    • dice che glielo ha detto un ingegnere di Google senza dire chi (facciamo finta che è riservato)
    • di questi 57..ne dice solo due/tre senza entrare nello specifico, tra le altre cose sono di pubblico dominio questi due/tre (ma anche altri :2:
    • sta per vendere un libro sull'argomento

    Allora mi viene da dubitare, giusto un pò eh 🙂

    Premettendo che in questo caso il termine collegati sta a significare “loggati all'account di Google”, bisogna dire che è vero, la ricerca è personalizza anche per chi non è loggato.

    Eh si, infatti la news sul blog di Google che hanno visto tutti gli addetti del settore (se lui dice poche persone, io posso dire tutti gli addetti del settore)...era proprio quella.

    Non è un segreto, nè un mistero.

    Ma Google non cerca assolutamente di sapere chi siamo, gli interessa solo quello che facciamo per migliorare la ricerca mostrandoci siti che abbiamo precedentemente visitato. Che è molto, ma molto diverso.

    E per chi non è loggato, i dati scadono dopo 180 giorni 🙂

    Inoltre tutte le informazioni che lasciamo sono gestibili e cancellabili.

    Approfondimenti:

    Di solito si pensa che facendo una ricerca su Google tutti ottengano gli stessi risultati: quelli che secondo il famoso algoritmo dell'azienda, PageRank, hanno maggiore rilevanza in relazione ai termini cercati. Ma dal dicembre 2009 non è più così. Oggi vediamo i risultati che secondo PageRank sono più adatti a noi, mentre altre persone vedono cose completamente diverse. In poche parole, Google non è più uguale per tutti.

    Ecco, secondo me, lui ha trovato un tema dove ci possono cascare in tanti, credendolo uno scopritore di mondi da sabottare e robe del genere. Dove farci un libro e via.

    • il PageRank è solo uno degli oltre 1000 fattori che sono tenuti in considerazione (basterebbe questo per smontare tutto)
      
    • non è vero che dal dicembre 2009 non è più così, ma da Giugno 2005. Ben 4 anni e 6 mesi prima.
      

    Che su Internet sono circa 4 ere geologiche.

    Accorgersi della differenza non è difficile. Nella primavera del 2010, mentre la piattaforma Deepwater Horizon vomitava petrolio nel golfo del Messico, ho chiesto a due mie amiche di fare la stessa ricerca su Google. Entrambe vivono nel nordest degli Stati Uniti e sono bianche, colte e di sinistra: insomma due persone abbastanza simili.

    Bianche? Scusa...di che colore avevano gli occhi?

    Potrei capire colte e di sinistra come parametro di differenziazione.

    Andiamo avanti..

    Entrambe hanno cercanto "Bp". Ma hanno ottenuto risultati molto diversi. Una ha trovato informazioni sugli investimenti legati alla Bp. L'altra le notizie. In un caso, la prima pagina dei risultati di Google conteneva i link sull'incidente nel golfo, nell'altro non c'era niente del genere, solo una pubblicità della compagnia petrolifera. Perfino il numero dei risultati era diverso: 180 milioni per una e 139 milioni per l'altra. Se la differenza tra due donne di sinistra della costa est erano così grandi, immaginate quanto possono esserlo, per esempio, rispetto a quelle di un vecchio repubblicano del Texas o di un uomo d'affari giapponese.

    Perchè....se una era nera? Ok la smetto.

    Si, Google ha diversi datacenter per rispondere a più chiamate contemporaneamente. Non tutti sono aggiornati in modo istantaneo. Anche senza nessuna personalizzazione, si possono vedere SERP diverse.

    Inoltre, con Universal Search, può capitare di vedere i box delle news che compaiono e scompaiono a seconda del momento in cui si cerca qualcosa.

    Insomma è una situazione normale. Ma vediamo dove vuole arrivare l'autore.

    Ora che Google è personalizzato, la ricerca di "cellule staminali" probabilmente dà risultati diametralmente opposti agli scienziati che son favorevoli alla ricerca sulle staminali e a quelli che sono contrari.
    Scrivendo "prove del cambiamento climatico" un ambientalista e il dirigente di una compagnia petrolifera troveranno risposte contrastanti.

    No, non funziona così.
    Vi rimando alla guida di Google, mi dispiace citare la fonte ufficiale: http://www.google.com/support/accounts/bin/topic.py?topic=14148

    In pratica Google non personalizza i risultati in base a cosa mi piace, cosa penso, chi sono nella vita.

    Google personalizza in base a quello che digito online nelle ricerca. Quindi cosa cerco e dove navigo.

    Quindi se sono favorevole o meno alla ricerche con le cellule staminali, lui non è in grado di conoscere questa informazione nè di filtrare i risultati in base a questo.

    Infatti, quello che fa, è rendere più visibili i siti che ho già navigato attraverso Google. Semplice. Niente mi piace, pensieri, chi sono.

    Addirittura, se un lettore di sinistra legge (purtroppo) Repubblica ad esempio, magari vedendolo nelle SERP non ci cliccherà perchè l'articolo lo ha proprio letto lì e quindi su Google vuole altre fonti.

    Che succede? Una personalizzazione al contrario 😄

    Bisogna anche aggiungere, inoltre, che se un utente non è loggato Google tiene le sue ricerche fatte per 6 mesi. Ma cosa più importante, non è che se uno digita "ricerche di sinistra" poi TUTTA la ricerca è personalizzata con "siti di sinistra".

    Se uno digita una frase di sinistra, poi solo poche ricerche successive saranno personalizzate con una visibilità maggiore per i siti che l'utente ha visitato (e non è detto che siano di sinistra, né Google è in grado di saperlo). Quindi parliamo di una personalizzazione su un numero ristretto di ricerche che influenza solo piccoli settori, non tutta la ricerca viene rivisitata.

    La maggioranza di noi crede che i motori di ricerca siano neutrali. Ma probabilmente lo pensiamo perchè sono impostati in modo da assecondare le nostre idee. Lo schermo del computer rispetta sempre più i nostri interessi mentre gli analisti degli algoritmi osservano tutto quello che clicchiamo. L'annuncio di Google ha segnalo il punto di svolta di una rivoluzione importante ma quasi invisibile nel nostro mondo di consumare le informazioni. Potremmo dire che il 4 dicembre 2009 è cominciata l'era della personalizzazione.

    Gli algoritmi non sono neutrali perchè scelgono chi è migliore di un altro. Ma dal punto di vista delle idee, sono neutrali.

    La personalizzazione è influenzata da talmente tanti parametri che non sarà mai uno solo a decidere, quindi anche se ci fossero personalizzazioni di questo tipo, sarebbero in un mare di altre personalizzazioni incontrollabili da parte di Google stessa, ma controllabili da parte degli utenti.

    Ma non esistono su Google personalizzazioni di questo tipo.
    Non esistono personalizzazioni di questo tipo basate sulle informazioni, che sono "libere".

    Esistono solo sulla pubblicità, ma quello è un altro discorso.

    Siamo nel 2011 (data dell'articolo)...non parla di Social Search che è attiva da due anni quasi? Ah no...devono passare 4 anni e 6 mesi per dichiararlo il più grande cambiamento del motore di ricerca. Probabilmente, quando nel 2014 faranno un upgrade, dirà che il 4 dicembre del 2014 è cominciata l'era di Social Search.

    Mi chiedo come è possibile che un articolo del genere sia stato pubblicato sull'Internazionale.

    Per non tediarvi troppo, prendo pezzi di altre frasi che ha citato che secondo me sono ridicole:

    Se facciamo una ricerca sulla possibilità che nostra moglie ci tradisca, saremo tempestati di annunci sui test del dna per accertare la paternità del padre.

    E perchè non di escort?
    Probabilmente l'autore dell'articolo .. niente lasciamo stare, sarebbe un messaggio troppo personalizzato 😄

    Le ricerche online mostrano pubblicità mirate, ma questo è un discorso ben diverso. Servirebbe un altro articolo che ora non ho voglia di scrivere.

    La personalizzazione interviene anche nella scelta dei video che guardiamo su YouTube.

    Si, come per Google, si basa solo su cosa abbiamo guardato suggerendoci video affini. Ho trovato un sacco di video di Troisi così..ma la personalizzazione nella ricerca di YouTube non c'entra un fico secco con chi sono e se sono di sinistra. A parte che sta in un box di suggerimenti..

    Gli algoritmi che gestiscono le pubblicità mirate stanno cominciando a gestire la nostra vita.

    Scusate...vi lascio un attimo che ho un algoritmo che mi ha messo una pubblicità del Tom Yam Kung e sono andato a cercare un Thailandese. Poi al ritorno mi ha messo un annuncio di un volo aereo ed ho prenotato...ciao...ci si vede..è stato bello...aspetto il prossimo annuncio.

    La maggior parte delle persone che consultano fonti di notizie di destra o di sinistra sa che quelle informazioni si rivolgono a chi ha un particolare orientamento politico. Ma Google non è così trasparente. Non ci dice chi pensa che siamo o perchè ci mostra i risultati che vediamo.

    Google non è così trasparente perchè non filtra i risultati a seconda del nostro orientamento politico. Non gli interessa. Non ci dice chi pensa che siamo perchè non lo sa. Invece ci dice perchè vediamo alcuni risultati, basta seguire i link sopra e ci dice anche precisamente tutti i siti che abbiamo visitato e le ricerche...e possiamo eliminarli tutti o uno ad uno.

    Ma mai e poi mai filtra a seconda della nostra visione del mondo e delle nostre idee.

    E' un concetto palesemente errato.

    E possiamo avere il controllo al 100% della nostra personalizzazione.

    Ma quando la personalizzazione riguarda anche i nostri pensieri, oltre che i nostri acquisti, nascono altri problemi. La democrazia dipende dalla capacità dei cittadini di confrontarsi con punti di vista diversi. Quando ci offre solo informazioni che riflettono le nostre opinioni, internet limita questo confronto.

    Visto che il concetto di fondo è errato, tutto il ragionamento è errato.

    Tuttavia ha un suo senso logico in un preciso punto che mi sta molto a cuore: le informazioni.

    Infatti, questa parte dell'articolo, può essere presa pari pari e utilizzata per la divulgazione delle informazioni che ci sono online, ma non per la personalizzazione. E la colpa non è dei motori di ricerca, ma di noi utenti.

    Non avviene in tutti i settori del web, ma ci sono particolari settori, come quello SEO/Marketing, che nella maggior parte dei casi creano un sistema molto particolare che non permette di confrontarsi con punti di vista diversi. Ma è colpa nostra.

    Succede così: Google lancia un comunicato stampa, migliaia di fonti di informazione lo riprendono pari pari senza aggiungere niente di speciale, senza inserire le proprie idee nè verificare se la notizia è vera.

    Speriamo non accada in altri settori.

    I primi entusiasti di internet, come il creatore del web Tim Berner-Lee, speravano che la rete sarebbe stata una nuova piattaforma da cui affrontare insieme i problemi del mondo.

    Mi sa che questo vive sulla Luna. In effetti è così e non perchè Google mi mostra un sito più visibile di un altro in una determinata ricerca che ora mi sto facendo una Lobotomia globale (come dice lui).

    Diteglielo che Internet sta aiutando milioni di persone ad affrontare insieme i problemi del mondo.
    Ditegli di tornare sulla Terra.

    E dobbiamo capire capire cosa significa tutto questo per la politica, la cultura e il nostro futuro. Le aziende che usano gli algoritmi devono assumersi questa responsabilità- Devono lasciarci il controllo di quello che vediamo, dicendoci chiaramente quando stanno personalizzando e permettendoci di modificare i nostri filtri.

    Ma è già così da parecchi anni. Possono decidere di ogni singolo sito e di ogni singola ricerca se metterla nel filtro o meno e posso anche aggiungere spontaneamente un sito attraverso il +1 oggi...i preferiti ieri.

    Spiegazioni tecniche

    Alla fine di ogni ricerca, Google, se vi personalizza i risultati vi avverte attraverso un link cliccabile: Visualizza personalizzazioni

    Lì potete vedere i risultati senza personalizzazione o cancellare tutte le informazioni.

    I risultati, hanno varie personalizzazioni e oggi abbiamo, tra quelli più influenti:

    1. la località
    2. le ultime ricerche
    3. la storia delle nostre ricerche
    4. social search

    La n° 2 e 3 è possibile resettarle quando vogliamo. Infatti dal link in alto delle impostazioni si arriva ad una pagina dove ci permette di rimuovere tutta la history per non influenzare la ricerca.

    https://www.google.com/history/

    Rimarrebbero la 1 e la 4.

    La 4, ovvero Social Search, è molto influente quando noi siamo loggati su Google. Quando non lo siamo, questa potrebbe influire nei risultati di ricerca, ma non per me singolarmente, per tutti gli utenti. Quindi non parliamo di personalizzazioni. Inoltre è possibile con un link disattivare tutto.

    L'ultima invece, essendo localizzata appunto sulla città, non riguarda niente di quello che può piacermi o meno, se sono di sinistra o di destra.

    Questo è uno dei brevetti di Google sulla personalizzazione:

    http://www.seobythesea.com/?p=4457

    Ecco alcuni fattori:

    • Words or Phrases used in the query
    • The search results shown previously for the query
    • Impression data
    • One or more information retrieval (IR) scores of the search results
      Position data of the search results (indicating the order of the displayed search results)
    • Click data of the search results (user selections of the search results)
    • User navigation statistical data for the search results (the ratio between the user selections of the URL and the user selections of all the URLs in the search results for the same query during a particular time period, such as the week or month preceding submission of the query)
    • Location information (e.g., city, state, country or region) for the searcher
      T- he language of the query

    This information could be collected in a database for all searchers, or it could be partitioned for specific groups of users of the search engine, such as all searchers submitting queries:

    • In a particular language (e.g., English, Japanese, Chinese, French, German, etc.)
    • From a particular country or other jurisdiction
    • From a certain range of IP addresses, or
    • From some combination of the above

    Ma non diteglielo .. è un nostro segreto 😉

    Forse sono andato OT :fumato:


  • User Attivo

    Io ho sempre pensato l'authorship come opportunità per una persona di vedersi attribuire valore dalle proprie connessioni sociali.
    Da quello che vedo, non è tanto il markup ad attribuire un valore a se stante, ma il fatto che quell'autore viene proposto nella mia serp personalizzata prima di altri risultati perché io ho già espresso una preferenza nei sui confronti.

    La persona è al centro. Le sue preferenze sono determinanti. Non importa se ignorante o dotta. Come nella vita, preferisce affidarsi alle indicazioni che provengono dalla sue rete sociale.

    Questo riduce la serndipità nella ricerca. E sicuramente non è un bene chiudersi in orizzonti predefiniti e non scoprire e conoscere sempre qualcosa di nuovo.
    Ma questo meccanismo si può, a mio parere attutire cercando sempre nuove interazioni sociali, andare alla scoperta dei contenuti non sulle serp, ma dalle piattaforme sociali.

    Fare questo su google plus è molto facile, mentre le altre piattaforme sociali stanno iniziando ora a proporre delle soluzioni.
    Anche twitter cambia strada: da domani attribuirà valore ai tweet per determinarne la visibilità in timeline. E lo farà proprio attribuendo valore solo ai tweet con le più alte interazioni sociali. Quindi non avremo più timeline con i tweet ordinate per il momento di pubblicazione.

    I motori di ricerca cambiano e cambiano anche i social media. Tutti nella direzione dell'interazione sociale.
    Non è Google che si inventa Google Plus per fare concorrenza a Facebook. E' il web che richiede un cambiamento proprio per andare incontro ai meno esperti che non sopravviverebbero all'information overload.


  • Super User

    Trattandosi di un'implementazione tecnica da un lato e di una valutazione algoritmica dall'altro -sufficienti ad apparire in serp-, credo che quello che manchi definitivamente all'Authorship di Google sia la componente etica.

    Una piccola stringa di codice che a certe condizioni consente di legare il proprio profilo Google Plus ai contenuti prodotti e pubblicati in rete non può essere un vaccino per la fuffa né un marchio di autorevolezza.

    Il meccanismo di costruzione dell'autorità dipende solo in minima parte dalla qualità e attendibilità dei contenuti (che comunque il motore di ricerca può verificare solo in modo indiretto) mentre è determinato in maniera forte dalla costruzione di contatti sociali e interazioni.
    Come accade per altri indicatori di influenza (Klout, PeerIndex e altri) un'autorevolezza che viene misurata a partire dall'efficacia delle azioni sociali può non solo essere alterata, ma non corrispondere al reale valore di un contenuto e alla specializzazione di un'autore se questo, ad esempio, non si presta a socializzare.

    Dunque, quanto è sbilanciato l'impegno per la costruzione di un’identità di rete rispetto alla creazione di contenuti di qualità?
    Per un utente che visualizza solo l'effetto finale in serp non ci sarà percezione di ciò, ma il valore etico delle azioni non è detto sia tenuto in considerazione. Tecnicamente potrei marchiare tutto con il rel author e costruirmi un'influenza nella mia community di riferimento...ma non è detto che l'influenza veicoli sempre contenuti affidabilii.

    Altra questione che si apre è quella che solleva Dariodor: l’utilizzo dell’AuthorRank è contestuale alla tensione verso più stringenti policy di utilizzo del nome reale, aspetto su cui stanno insistendo moltissimo i grandi soggetti dell'IT, come Google in primis e Facebook.
    Andando in questa direzione, che ne è di tutti quei lavori che esulano dall'individualismo sfrenato? Progetti di scrittura collettiva, lavori dove non è il singolo a dover emergere ma la qualità del contenuto (pensate ad esempio alle case editrici) e tutte le altre forme di produzione di contenuti...in questo contesto sono sviliti e non riconosciuti.


  • Super User

    Brevissimo OT:

    @Giorgiotave said:

    Mi chiedo come è possibile che un articolo del genere sia stato pubblicato sull'Internazionale.

    Nella vita reale, come nel Google Authorship, l'autorevolezza non sempre è costruita sulla reale qualità e veridicità dei contenuti. Internazionale ha una certa fama nel mondo della carta stampata, e rappresenta una certa idea di giornalismo che negli anni è passato come buono, ma basterebbe incrociare un po' di fonti su molti articoli che pubblicano per capire che la visione giusta delle cose non è tutta lì. 😉


  • User

    Ciao a tutti
    l'autorship ha diversi risvolti della medaglia. Probabilmente l'intento principale di Google è creare delle funzionalità per cui le persone sono "costrette" ad usare Google stesso. Della serie se vuoi posizionarti bene devi iscriverti su Google Plus ed attivare l'autorship altrimenti nisba. D'altro canto l'autorship forse è un buon modo per premiare gli autori che danno più valore alle ricerche su Google con contenuti realmente utili.

    Una cosa poco felice però è che Google introduce questi meccanismi ma non da' nessuna garanzia sul loro funzionamento. Riesci a far comparire l'immagine del profilo nelle ricerche? Ottimo! Non ci riesci? Arrangiati.


  • User

    ...forse sarò una voce fuori dal coro...;)
    ...ma io credo che...
    ...l'authorship...(e la relativa fotina)
    ...in questo momento, possa essere utilizzata per...
    ...FARE MARKETING...
    ...per attirare l'attenzione dell'utente...
    ...a quel risultato...rispetto a quelli della serp che non ce l'hanno...
    ...tanto piu che...
    ...piu la foto è accattivamente...e piu aumentano i click...

    ...come ha dimostrato in un post di Andrea Pernici...
    ...le fotine visualizzate (relativa all'authorship),
    ...nella serp di google...
    ...allo stato attuale...
    ...può essere costituita anche da ...
    ...scritte...caricature...foto di animali...
    ...e non solo da "foto di visi"...

    ...partendo da questo presupposto...
    ...la fotina relativa all'authorship può essere utilizzata come
    ...uno strumento per attirare ed accattivare l'attenzione dell'utente...

    ...piu la foto è interessante/bella...piu attirerà click...
    ...la foto è uno strumento molto importante (a mio parere)...

    ...ps bisogna però anche fare un'altra considerazione a mio parere....
    ...è necessario differenziare il tipo di ricerca che si fa...

    ...se si fa una ricerca relativa alla Seo ad esempio...
    ...uno snippet che abbia
    ...l'authorship e la foto di Giorgio Tave è molto piu autorevole
    ...e sarà molto piu cliccato
    ...rispetto allo snippet che
    ...abbia l'authorship Pluto Pluto con la foto di Angiolina Jolie..;)

    ...per carità...
    ...magari lo stesso Giorgio Tave, andrà a dare un'occhiata anche allo snippet di Pluto Pluto
    ...vedendo la foto...

    ...ma forse...
    ...chi non ha tempo da perdere...
    ...ed è interessato ad avere una risposta autorevole...
    ...andrà diretto a cliccare lo snippet di Giorgio...

    ...(ripensando poi la notte........."ma perchè non ho cliccato allo snippet con la foto di angelina jolie.?? 😉 😉 )...

    ...a parte gli scherzi...
    ...credo che l'authorship e l'autorevolezza sia importante a chi fa un certo tipo di ricerche...

    ...per chi fa ricerche invece in ambito turistico...
    ...hotel + località...
    ...ristorante + località...
    ...vacanze a pasqua...

    ...l'authorship e l'autorevolezza di chi ha pubblicato lo snippet diventa molto meno rilevante...
    ...ed assume piu rilevanza ed ha piu impatto...la fotina collegata allo snippet... 😉

    ...questo è il mio modestissimo parere....;)
    ...buona serata a tutti...da...
    ...angelina jolie 😉


  • User Attivo

    Giorgio so già come la pensi
    ed ho anche avuto modo di conoscerlo da vivo Parisien
    ma ho scritto anche problema "Potenziale".

    Come problema Potenziale esiste. Dipende da quanto lo spingi