• User Attivo

    @criceto said:

    Occhio che anche da noi non passi questa linea dottrinale .....

    Ma se in Italia l'ip non è una prova con cui si possa condannare una persona, e spesso è l'unico collegamento tra un agente e il fatto (esempio IP del post con la frase diffamatoria), anche chi è l'autore del reato, può trincerarsi dietro un "forse mi hanno bucato la connessione, non sono stato io" e si archivia il caso così non avendo altri elementi oltre il mero IP? Mi sembra di aver letto che sta all'indagato provare che sia stata bucata la sua connessione, ma non ricordo dove l'ho letto magari mi sbaglio.


  • User Newbie

    Grazie per le risposte,
    mi sento un pò più sollevato.
    Ma volevo chiedere a giurista se devo sporgere denuncia in questa fase o aspettare prima l'eventuale avviso di garanzia (il poliziotto mi ha detto che c'è qualche possibilità che la pratica possa essere archiviata)?
    Non so inoltre se fare dichiarare ai ragazzi che in teoria anche tutti gli amici che vengono spesso a casa avrebbero potuto utilizzare il PC che sta sempre acceso.
    Ad ogni modo oggi ho provveduto a cambiare la password originaria che mi aveva assegnato Alice al momento dell'installazione per l'accesso al Wi-Fi.
    Vi terrò comunque informati sugli sviluppi.
    Di nuovo grazie.


  • Super User

    Di fatto il non aver adottato misura atte ad impedire usi illeciti della propria connessione potrebbe (notare il condizionale) portare all'applicazione delle seguenti pene (stiracchiando la cosa)

    http://www.medicoeleggi.com/argomenti00/italia4/14207.htm

    Ma giusto per tranquillizzare ... non mi risulta che siano mai state comminate (applicate) ad un privato ...


  • User

    Ciao quindi nel caso in cui una wifi fosse protetta da password ma in questo caso fosse conosciuta da più persone, per esempio non so, i suoi figli conoscono mlti amici si fanno dare la password e quesi amici magari in buona fede (o forse no) la girano ad altre persone, e qualcuno di queste compie il mal fatto. Su chi POTREBBE cadere la responsabilità?
    Altra domanda importante, se una wifi fosse usata da più persone (famiglia, amici..) quotidianamente e contemporaneamente per andare per esempio a leggere le email o i propri profili facebook, cosa accadrebbe se un estraneo commettesse un reato alla loro stessa ora di connessione, verrebbero indagati tutti?


  • User

    La polizia postale è composta da gente laureata, molto esperta in materia, quindi non pensiate di avere a che fare con 50enni che non sanno accendere nemmeno un pc.
    Inoltre, l'IP non è l'elemento esclusivo che porta all'eventuale condanna od escussione di una persona; prima di procedere a ciò, gli inquirenti hanno delle prove, rimarco la preposizione articolata DELLE.

    Come ho antecedentemente asserito, sarebbe troppo facile trincerarsi dietro la storia dell'IP bucato oppure ancora, degli amici, parenti, che sovente utilizzano il pc di casa.
    Se c'è stata un'escussione, oppure in caso di elezione di domicilio, avviso, condanna, insomma nei vari casi, deve sussistere un quadro indiziario grave, preciso e concordante e spetterà all'indagato confutarlo con controprove.
    In caso contrario, non esisterebbero le condanne penali.

    Il punto però, è un altro.
    Per capirci, io credo che la polizia sappia chi sia stato il colpevole ma, trattandosi di reati bagatellari, di fattispecie tenui che non comportino gravi pene, sarebbe troppo dispendioso, farraginoso e lungo accertare la colpevolezza. Insomma, in mancanza di una dichiarazione di colpevolezza o di prove chiarissime, si tende a dimenticare il caso.


  • Super User

    @ lorcoll
    Puoi sporgere querela in qualsiasi momento. Fai però attenzione che, se hai consentito a terzi l'accesso (gli amici dei tuoi figli) allora la tua denuncia perde di senso.
    O affermi che la tua connessione è stata bucata o affermi che altri potrebbero averla utilizzata con la conseguenza, in questo secondo caso, che i tuoi figli sarebbero chiamati a dire quali fossero le persone con l'autorizzazione all'accesso con la conseguete chiamata anche nei loro confronti a comparire in SIT.

    Diversamente da quel che afferma baldaccci, NON vi è mai l'inversione dell'onere della prova. E' l'accusa che deve provare la colpevolezza di qualcuno non l'accusato che deve provare l'innocenza.
    L'IP non prova nulla senza ammissione del fatto e, allo stato, non esistono mezzi per sapere chi fosse dietro ad un monitor in quel momento determinato.

    Circa l'incuria sulla custodia della propria password, questi reati sono puniti a titolo di dolo e quindi un atteggiamento colposo non rileva.


  • User Attivo

    @giurista said:

    Diversamente da quel che afferma baldaccci, NON vi è mai l'inversione dell'onere della prova. **E' l'accusa che deve provare la colpevolezza di qualcuno **non l'accusato che deve provare l'innocenza.

    Molto difficile nei casi simili a quello postato, dove l'unica prova è un IP di accesso alla casella di posta, e non possono esserci altre prove (o almeno non me ne vengono in mente). Sarà per questo che penso buona parte dei casi immagino venga archiviata a meno che uno non si autoaccusi.

    Prendo spunto dal caso specifico, ma non sto assolutamente dicendo che l'autore della discussione sia colpevole di qualcosa.


  • User

    @giurista said:

    @ lorcoll
    Puoi sporgere querela in qualsiasi momento. Fai però attenzione che, se hai consentito a terzi l'accesso (gli amici dei tuoi figli) allora la tua denuncia perde di senso.
    O affermi che la tua connessione è stata bucata o affermi che altri potrebbero averla utilizzata con la conseguenza, in questo secondo caso, che i tuoi figli sarebbero chiamati a dire quali fossero le persone con l'autorizzazione all'accesso con la conseguete chiamata anche nei loro confronti a comparire in SIT.

    Diversamente da quel che afferma baldaccci, NON vi è mai l'inversione dell'onere della prova. E' l'accusa che deve provare la colpevolezza di qualcuno non l'accusato che deve provare l'innocenza.
    L'IP non prova nulla senza ammissione del fatto e, allo stato, non esistono mezzi per sapere chi fosse dietro ad un monitor in quel momento determinato.

    Circa l'incuria sulla custodia della propria password, questi reati sono puniti a titolo di dolo e quindi un atteggiamento colposo non rileva.

    Il sistema non funziona così. Funziona sulla base di una ricostruzione ?probabilistica? del fatto e del suo autore. Se il quadro indiziario è grave preciso e concordante spetta all?indagato confutarlo con controprove: sennò viene condannato. Sono questi i cosiddetti processi ?indiziari?. Così funziona. E nei processi indiziari c'è sempre la possibilità che un innocente finisca al gabbio. E' un rischio statistico che il legislatore accetta per garantire il funzionamento del sistema. Se fosse richiesta la "prova certa" di cui parli, sarebbe difficile condannare qualcuno se non solo coloro che vengono colti in flagranza di reato.


  • User Newbie

    Quanto avete affermato è sicuramente interessante per capire come funziona la giustizia in questi casi, ma la mia situazione è quella di milioni di italiani che si sono fatti installare un modem Wi-Fi da un tecnico - che dovrebbe essere specializzato - il quale ha inserito la password WPA di Alice e ci ha garantito l'assoluta sicurezza del sistema. Leggendo invece su internet che il sistema è tutt'altro che sicuro viene da chiedersi perchè la Telecom non invia una e-mail ad ogni utente esortandolo a cambiare immediatamente quella password rivelatasi non più sicura. Quella dell'eventuale utilizzo da parte di amici era solo una delle ipotesi che poteva rafforzare la mia discolpa ma parlando con i ragazzi è emerso che la connessione è stata sempre usata da loro che tra l'altro neanche conoscevano la password del Wi-Fi. La mia rabbia risiede nel fatto che la mia è la situazione tipica della maggioranza degli utenti ADSL e quindi come è possibile che ciò porti ad essere inquisito perchè accusato di essersi introdotto nella casella postale di una persona sconosciuta di cui avrei dovuto quanto meno conoscere il "nome utente" e la "password" di accesso alla sua posta elettronica. Credo che tanti di voi si trovino con la configurazione ADSL come la mia e dovrebbe essere facile immedesimarvi nella mia situazione.
    Comunque da quanto avete scritto credo che due sono le questioni chiave in mio favore: 1) c'è oggi la certezza che le password assegnate dalle compagnie sono facilmente individuate da semplici programmini - capisco che chiunque potrebbe addurre questa scusante per qualsiasi illecito ma c'è anche il punto 2) denunciante ed inquisito non si conoscono affatto e quindi qual'è l'indizio od il movente per il reato? Queste sono le mie prove a discapito e deve essere qualcun'altro a dire che quel giorno, a quell'ora c'era proprio tizio e non caio dietro il PC a compiere il danno.
    A questo punto come si fa a condannare qualcuno e su quali basi? Perchè il P.M. non dovrebbe archiviare la pratica? Quali altri elementi potrebbe cercare in un eventuale dibattimento processuale?


  • Super User

    lorcoll, se tu non hai dato autorizzazione all'accesso la tua connessione è stata "bucata". Punto.
    Questa è la solo cosa che ti deve interessare e che dovresti dire. Ogni altra contraria questione deve essere provata dal pm.

    Ribadisco, nel nostro sistema NON sussiste l'inversione dell'onere della prova. Nè esistono mezzi per poter sapere chi era dietro ad un monitor in un dato giorno ad una data ora.
    Qualsiasi accusa deve basarsi su mezzi di prova e non certo opinioni del pm.
    Ne segue che se tu affermi quanto sopra (che non hai dato autorizzazione all'accesso oltre ai tuoi figli) i figli stessi saranno sentiti e, se anche loro dichiareranno la loro estraneità sarà il pm a dover provare che, viceversa, uno di voi ha commesso il reato denunciato violando l'indirizzo mail.
    Oggi, in Italia, simili denuncie, hanno ben poco successo. Sono quasi tutte archiviate per i motivi che ho detto. Ka vittima del reato fa denuncia per tutelarsi rispetto a quello che il colpevole di accesso abusivo potrebbe aver fatto con l'accesso alla sua mail (del denunciato).

    In Italia non è affatto importante il movente e non rileva. Questa è un requisito richiesto negli Stati Uniti. Ovviamente, per ragionamento logico ci si chiede quali siano i possibili moventi nei p.p., ma non rilevano ai fini della colpevolezza e non ne sono requisiti.


  • Consiglio Direttivo

    @baldaccci said:

    Il sistema non funziona così. Funziona sulla base di una ricostruzione “probabilistica” del fatto e del suo autore. Se il quadro indiziario è grave preciso e concordante spetta all’indagato confutarlo con controprove: sennò viene condannato. Sono questi i cosiddetti processi “indiziari”. Così funziona. E nei processi indiziari c'è sempre la possibilità che un innocente finisca al gabbio. E' un rischio statistico che il legislatore accetta per garantire il funzionamento del sistema. Se fosse richiesta la "prova certa" di cui parli, sarebbe difficile condannare qualcuno se non solo coloro che vengono colti in flagranza di reato.

    Ciao Baldaccci,
    interessante il tuo contributo... copiato pari pari da qui.

    Visto che più di una volta abbiamo trovato tuoi contributi copiati da altri forum, e visto che siamo in un forum per webmaster, ti ricordo che inserire contenuti duplicati può portare ad una penalizzazione delle nostre pagine, con la conseguente creazione di un danno al relativo posizionamento sui motori e alle visite.

    Quindi, se non hai nulla di originale da dire, nessuno ti obbliga a partecipare a questo forum.