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partita iva- nuovo decreto legge Monti
Buonasera,
avrei bisogno di aiuto.
Sono architetto e in quest'ultimo anno ho faticato a trovare collaborazioni continuative. Nell'anno 2011 presi 3-4 commissioni di piccola entità, lavori grafici per il settore allestimento, non superando la soglia dei 4.800,00 lordi (o sono 5.000,00?) ho regolato queste collaborazioni con ritenuta d'acconto.
Quest'anno mi è stata fatta una proposta di poter collaborare con un'azienda a supporto del disegno di scarpe. Una nuova sfida! Accettata!
Come periodo di prova per realizzare se fossi in grado di poter sviluppare graficamente questi articoli si è concordato, di non fare una prova "a-gratis" come a volte mi è stato richiesto, ma di essere pagata in ritenuta d'acconto, poichè di fatto sarebbe potuta essere solo una collaborazione occasionalle, che non si sarebbe più ripetuta.
Stabilito che la collaborazione potesse avere un seguito e avendo poi tra l'altro accettato un paio di lavori di modifiche grafiche ad due stand, ero giunta alla decisione di aprire partita iva, con il regime dei minimi e iscrizione all'ordine, tanto convinta che mi stavo accingendo a fare ciò proprio in questi giorni.
Alla luce del decreto Monti succede che mi son dovuta bloccare, poichè con certezza questo cliente rappresenterebbe per me il 75% del mio reddito, e pur svolgendo l'attività a volte in azienda a volte presso la mia sede, in totale libertà (andare in azienda mi serve per parlare con chi materialmente costruisce in modelleria le scarpe) di sicuro si tratta di cliente con fornitura di lavoro continua nel tempo. Quindi ci sarebbero due delle tre condizioni che l'obbligherebbero dopo 6 mesi di colaborazione ad assumermi!
Il punto è: ammesso per ottimismo che mi proponga il co.co. pro. che ci si anzicchè perdere la collaborazione, avendo già incassato 2.000,00 nette (poichè la ritenuta d'acconto me la verserà l'azienda) e avendo già accettato dei lavori che pensavo ormai avrei fatturato con la partita iva che avrei aperto, potrò per questi due nuovi lavoretti entrati fare ritenuta d'accondo come lavoratore occasionale e contemporaneamente avere un co.co. pro.? Mi chiedo: essendo comunque un contratto di collaborazione professionale? Giusto? fermo restando che non dovrei superare la soglia dei 4.800,00 lordi.
Il mio commercialista dice che la giurisprudenza è controversa a riguardo che con un co.co.pro. non posso fare lavori come libero professionista pur se da una parte disegno scarpe e dall'altra stand! è vero? poichè dice che sempre di disegno si tratta ... scusate il linguaggio terra terra...
Non sa darmi più un consiglio e io non so più che fare..apro la partita iva rischiando che quei miseri 4.00,00 euro di picooli lavori che ho avuto nel 2011 e anolagamente si è ripetuto nel 2012 vadano solo per l'ordine? ma soprattutto avere un co.co.pro. potrebbe significare abbandonare la libera professione?
Mi aiutate?
Grazie
Cordiali Saluti
Azzurra
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Ciao Azzurra70 e Benvenuta nel Forum GT.
Essendo Architetto ed essendomi - come tutti - trovato nella tua stessa identica situazione ad inizio carriera credo e spero di darti un consiglio obiettivo.
Innanzitutto non è ben chiaro se sei o no iscritta all'Ordine (fa molta differenza!).
Se non sei iscritta all'Ordine non sei all'atto pratico un Architetto e quindi avrai oneri ed onori identici a tutti i professionisti senza cassa.
Potrai accettare qualsiasi tipo di contratto (anche il cocopro) ed effettuare prestazioni occasionali. In caso di apertura della partita iva (come disegnatrice ad esempio) sarai soggetta al provvedimento Monti - sempre se andrà in porto - e di fatto avere una monocommittenza equivarrà ad uno posizione conclamata di lavoratrice dipendente.
Se sei iscritta all'Ordine sei Architetto ed il discorso cambia radicalmente. Non potrai essere soggetta a contratti cocopro o occasionali (gli iscritti agli albi non possono, sia per questione di dignità professionale sia perchè l'Architetto non può essere una professione esercitata "all'occasione") ma potrai optare solo o per il contratto da dipendente a tempo indeterminato o determinato, oppure la libera professione con partita iva. Se sceglierai la partita iva, viceversa, il provvedimento Monti non ti toccherà, perchè - salvo ripensamenti - non riguarda professionisti iscritti agli albi; valuta i grandi vantaggi che avrai iscrivendoti ad inarcassa invece che alla gestione separata inps.
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Ciao Lorenzo e grazie per avermi risposto.
Ad oggi non sono iscritta all'ordine per via dei costi (ho superato l'esame di abilitazione) ma tra inarcassa e iscrizione...e il mio guadagno annuale non è arrivato in questi due anni a superare i 5.000,00 euro.
Avevo però deciso d'iscrivermi e aprire partita iva per via di questa collaborazione che mi permetteva e giustificava il peso di una partita iva, ovviamente all'inarcassa.
Con il decreto Monti rischio che la collaborazione salti, poichè se prima i liberi profesionisti iscritti all'albo erano esclusi da questa riforma ora non lo sono più, previo aggiustamento del decreto. Pertanto se apro la partita iva fra sei mesi il mio miglior cliente dovrebbe per legge assumermi! Oppure potrebbe già propormi di assumermi ora in co.co.pro. ed evitarmi l'apertura della partita iva e iscrizione all'albo, che tra l'altro tra sei mesi con cosa la manterrei?
Spero di essere stata più chiara. Non vorrei abbandonare l'idea di un futuro che contempli l'idea di svolgere lavori più inerenti ai miei studi seppur quest'esperienza sia appassionante...
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Hai ragione, Azzurra.
A quanto pare con un colpo di coda il Governo ha deciso di buttare nel calderone delle finte partite iva anche i professionisti iscritti agli albi. Cosa che immagino solleverà un vespaio di polemiche.
A questo punto quello che posso dirti è di attendere per vedere quali saranno i provvedimenti adottati in via definitiva. Ora c'è troppa incertezza.
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Ciao, mi sono imbattuta in questo forum quasi per caso, ho un problema analogo, se così posso dire, con Azzurra70, cioè aprire una P.Iva oppure avere un contratto co.co.pro. Io sono un ingegnere tlc, iscritta all'albo ma non all'inarcassa, con la società con la quale collaboro abbiamo partecipato ad un progetto europeo, del quale si attende il decreto di finanziamento. Il progetto prevede due figure professionali non dipendenti (in quanto la società non ha dipendenti ed è una società di ingegneri che lavorano come soci professionisti), il progetto ha una durata di 30mesi ed io lavorerò come consulente junior per tutta la durata dello stesso. Il problema è questo: apro la P.Iva e lavoro al progetto come libero professionista, con una lettera di incarico, per la durata del progetto, con l’indicazione dell’importo e delle ore previste e poi presento fattura, versando i contributi alla mia cassa oppure firmo un contratto co.co.pro, quindi con gestione separata INPS e quant'altro? Io sarei indirizzata all’apertura di P.Iva, non solo perché sono già iscritta all’albo, ma soprattutto per la mia posizione previdenziale che diventerebbe un casino un domani, perché comunque io svolgerei sempre il mio lavoro da libero professionista. Non so cosa fare, ho già chiesto al commercialista che mi ha detto di aprire P.Iva così non avrei in futuro problemi soprattutto con la ricongiunzione previdenziale, solo che con gli ultimi provvedimenti del governo, non so se è possibile o meno. Spero di essere stata abbastanza chiara.