• User Attivo

    Dina Ferri, maestra di vita.

    Ciao a tutti,
    oggi ho fatto ricerche grazie allo spunto datoci dalla somma Nimue.
    E così mi sono appoggiata soavemente sulle poesie di Dina Ferri, e ricordare la sua poetica è un dolce ritornare a tempi non più noti.
    E così che le sue composizioni ci rimandano al mondo contadino,
    a quel tranquillo camminare, alla fatica delle mani.
    Ci perdiamo nei versi in cui è il tempo ( metereologico e non) a parlarci,
    nel pacato scendere della neve a contrasto con il crepitio del fuoco.
    Lei è lì, seduta accanto mentre volge lo sguardo a sua madre. Sembra quasi volerle leggere il pensiero e cercare un posto nella sua tranquillità e fuori il tempo non sembra accorgersene..il quieto imbiancarsi continua.

    Ricordo

    cadea la neve bianca,
    c'era il vento roco.
    Essa cuciva stanca
    e crepitava il fuoco.
    Di presso la fiamma
    sedeva la mamma
    Cuciva, pensava...
    La neve fioccava.

    La sua è una vita semplice, costellata da sogni pastorali e dall'amore verso il ricamo. E da qui che noi possiamo intuire quanto la poesia possa abbracciare l'essenza delle infinite immagini umili. Prive dell'ampolloso ricercare, lontane da versi infarciti di inutili paroloni.
    Dina inizia il suo percorso attraverso una sciagura, la perdita di tre dita della mano destra. Decide così di proseguire gli studi e nel '26 il direttore scolastico Barni intravede in lei grandi capacità.
    Barni rimanendo stupefatto dalla poetica della Ferri consiglia ai geitori della giovane il proseguo degli studi a Siena.
    In questo periodo la ragazza rimane lontana dalla sua amata campagna e dagli affetti a lei tanto cari. Inizia da qui la sua inclinazione stilistica verso la malinconia e il segreto amare degli istanti.
    Sarà una solitudine in versi che l'accompagnerà in tutta la sua vita, cruciale la lontananza del padre e il suo confrontasi con questa figura.
    Il 14 febbraio del 1930 verrà ricoverata presso l'ospedale di Siena, avverrà in questo periodo il confronto paterno più arduo. La scoperta della gravità del male l'avvicineranno alla religione e ai suoi dilemmi, al quale il padre era avverso.
    La coscienza della morte prossima forgerà in lei una sorta di positivismo,
    e la morte sarà: " liberazione fisica come ritorno a un'entità superiore".

    La sua grande capacità di scrittura tocca i temi più diversi: dalla natura all'ultimo passo e noi non possiamo che accettarla come maestra di vita.


  • User Attivo

    Ecco perché mi dava quelle impressioni sul post che parlava di lei! Mi era sfuggita la sua origine contadina. La sua era una disarmante semplicità (che poi lei semplice non era, solo che non era "ampollosa" come dice Dafne).
    In effetti lei era se stessa, cosa che sembra evidente ma che è difficilissima da raggiungere (a causa delle nostre sovrastrutture).
    Ogni parola che dico è un di più, lei quello che dice è sempre di meno di quello di cui abbiamo bisogno.
    A volte vorrei tornare indietro nel tempo: tutte le moderne scoperte scientifiche e le tecnologiche nel campo della medicina applicherei per lei, piccolo amore nostro.
    Un bacio a lei simbolico ma vero nel cuore.